Made in Italy, tra vecchi brand e nuovi talenti. Non solo moda per Mauro Grifoni: il negozio milanese punta su arte, grafica, comunicazione

Momento durissimo per le aziende italiane, senza sconti per nessuno. Incluso il sempre florido settore della moda, tra i core business del Paese da decenni, troppo spesso – oramai – avvitato in un certo nostalgismo di maniera, rimembrando i trascorsi anni ruggenti. Ma c’è chi si muove in controtendenza. Un esempio? Mauro Grifoni, fashion brand […]

TankBoys - Mauro Grifoni, Milano

Momento durissimo per le aziende italiane, senza sconti per nessuno. Incluso il sempre florido settore della moda, tra i core business del Paese da decenni, troppo spesso – oramai – avvitato in un certo nostalgismo di maniera, rimembrando i trascorsi anni ruggenti. Ma c’è chi si muove in controtendenza.
Un esempio? Mauro Grifoni, fashion brand non ancora scolpito nell’immaginario del grande pubblico,  da oltre un ventennio in crescita. Nata come laboratorio di camiceria artigianale nel 92’, per volontà di Mauro Grifoni, Andrea Breda e Ilaria Sesso, l’azienda vicentina ha adesso oltre settanta dipendenti, con una rete di monomarca a Berlino, Mosca, Amsterdam, Milano, Verona, Padova. Sito nuovo di zecca e un’attenzione speciale alla comunicazione, la ricerca e l’innovazione, ponendosi sempre più come un contenitore creativo energico, multilivello, aperto alle contaminazioni.
Così, mentre è partita campagna adv AW14-15 – con video e foto firmati dall’eclettica modella-artista Cate Underwood, ispiritasi alle polaroid del grande fotografo, designer e illustratore Antonio Lopez, tra i personaggi chiave del mitico Studio 54 di Nyc – lo store meneghino  rafforza la sua identità di quartier generale della maison. Un ambiente, quello della palazzina di Via Santo Spirito 17, in cui convivono accenti vintage e stile contemporaneo, con un design ridotto all’osso ma scaldato da elementi vagamente déco: il parquet a color ciliegio con listoni a spina di pesce, il soffitto con travi in legno, gli scaffali in acciaio acidato dalle linee sottili e sghembe.

Mauro Grifoni, Milano
Mauro Grifoni, Milano

Qui, oltre alla collezioni Grifoni, dallo scorso giugno si trovano anche le creazioni di giovani fashion designer italiani, grazie al progetto “Come oro che non cola”. Nel nuovo spazio-galleria per i talenti emergenti, Corridor and Stairs, espongono Roberto Fragata, Luisa Tratzi, Greta Boldini, Valentina Brugnatelli, Vincent Billeci, Giannico, Sylvio Giardina, Malibù 1992, Gianluca Soldi, Vitussi, Francesco Balestrazzi, Di Morabito, Fabio Costì. Operazione brillante, utile a sostenere l’immagine di laboratorio creativo, ma anche a costruire network fruttuosi e utili operazioni di scouting all’interno di un sistema visibilmente affaticato.
Ma non è tutto. L’evento inaugurale ha visto in dialogo i progetti grafici di Lorenzo Mason e Marco Campardo aka TankBoys, studio nato a Venezia nel 2005, e gli scatti dell’iconica fotografa giapponese Keizo Kitajima.
Gli allestimenti, invece, sono a cura di Nathalie Du Pasquier, designer e membro fondatrice del rivoluzionario collettivo di stampo postmodernista Memphis Design, nato negli anni Ottanta.
Il segreto di Mauro Grifoni? “Polso di ferro e tanto lavoro”, come ama dire Ilaria Sesso. Evitando al contempo di “aggredire i clienti con la classica comunicazione eccessivamente invadente”, per lasciarsi scoprire.  Un’ascesa lenta, volitiva, energica, riflessiva. Puntando al carattere e alla qualità, oltre il clamore della superficie.

 – Helga Marsala, in collaborazione con Fulvio Ravagnani

www.maurogrifoni.com