Italiani in trasferta. Il “Cadavre exquis” nel terzo millennio. Al Museo MSK di Gent, in Belgio, Andrea Bianconi in febbrile interscambio con altri due pittori: ecco le immagini

I Surrealisti li chiamavano “Cadavres exquis”: giochi con disegni e parole, collage visivi, per giungere ad una immagine sorprendente. E un miscuglio linguistico altrettanto stupefacente hanno cercato tre artisti, provenienti da vari angoli del mondo, prima sulle pagine di un libro che si sono passati per mesi e poi nelle sale del MSK (Museum of […]

Andrea Bianconi, Wall drawing

I Surrealisti li chiamavano “Cadavres exquis”: giochi con disegni e parole, collage visivi, per giungere ad una immagine sorprendente. E un miscuglio linguistico altrettanto stupefacente hanno cercato tre artisti, provenienti da vari angoli del mondo, prima sulle pagine di un libro che si sono passati per mesi e poi nelle sale del MSK (Museum of Fine Arts) di Gent, Belgio. Si tratta di Andrea Bianconi (Italia, 1974), Ricardo Lanzarini (Uruguay, 1963) e Mark Licari (USA, 1976). Il primo riempie le superfici di scritte, cerchi, sottolineature, strani intrecci di piani, volte, scale che si arrampicano nel vuoto, il secondo dà vita ad un bestiario onirico di figure che prendono la forma di nuvole o di animali volanti, il terzo fa turbinare tutto un mondo vegetale, fatto di fili d’erba, alberi, arbusti.
Ma l’effetto visivo diventa clamoroso quando le linee e i colori s’incrociano e migrano l’uno dentro l’altro, creando immagini ipnotiche come labirinti o beffarde e magnetiche come enigmi. E si fa eclatante, quando i tre artisti prendono a lavorare nel Salone d’ingresso nel museo. Le varie “maniere” si collegano l’una all’altra per somiglianza, estensione od opposizione, fino a comporre una galleria di tutte le maniere possibili, o magari fino a dimostrare che di maniere possibili ce n’è una sola: quella cioè del Solstice (come è stata intitolata la mostra), la rappresentazione di un eterno inizio, di un tempo che si rincorre senza fine, di un muoversi continuo tra opposti (costruzione, distruzione; montaggio, smontaggio; pieno, vuoto).
Fino ad arrivare alla stanza del Forum, dove sono stati ammassati, come in un “cimitero degli scarti”, vecchi televisori, banchi, tavoli, cassetti vuoti, ecc. Anche lì gli artisti hanno continuato a combinare le loro forme e i loro segni, ai quali si sono aggiunti anche quelli di bambini, famiglie, studenti, che hanno disegnato le loro personali storie. L’effetto è quello di una immensa vertigine, di una metamorfosi infinita. Dell’individualità che si smarrisce nella molteplicità, della biografia intima che si mescola con tutte le biografie possibili. Altre suggestioni, le trovate nella fotogallery…

– Luigi Meneghelli

www.mskgent.be/en

 

 

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Luigi Meneghelli
Laureato in lettere contemporanee, come critico d'arte ha collaborato e/o collabora a quotidiani (Paese Sera, L'Arena, L'Alto Adige, ecc.) e a riviste di settore (Flash Art, Le Arti News, Work Art in progress, Exibart, ecc.). Ha diretto e/o dirige testate culturali come Veronalive. Come curatore ha collaborato con spazi pubblici, tra cui Mart, Palazzo Forti, Museion e in occasione di mostre personali ha pubblicato saggi su Kantor, Novelli, Turcato, Vedova, Chiari, Fioroni, Boetti, Mambor, Masuyama, Hernandez, ecc. Ha curato mostre tematiche e di gruppo in Italia e all'estero, come La Pop Art Italiana, La Nuova Scuola Romana, L'Arte Povera, La Body Art. Si è interessato di Pubblic Art con esposizioni e dibattiti. E' stato selezionatore per il Triveneto delle nuove emergenze per riviste ed esposizioni. E' stato commissario italiano per la rassegna internazionale “Frontiera 92” (BZ) e commissario alla Biennale di Venezia (’93)… Insegna presso l'Accademia di Belle Arti di Verona.