Intervento d’artista per il nuovo album dei Manic Street Preachers: una fotografia della pasionaria Catrine Val sulla copertina di “Futurology”

Tra gente impegnata è facile trovare una sintesi, punto d’incontro che porta creatività declinate secondo linguaggi diversi a incontrarsi. Naturale dunque che una rock-band forte del proprio schietto anticonformismo, tanto riformista da essere etichettata nel natio Galles come marxista – status che le è valso il record di primo gruppo britannico ad esibirsi nella Cuba […]

Tra gente impegnata è facile trovare una sintesi, punto d’incontro che porta creatività declinate secondo linguaggi diversi a incontrarsi. Naturale dunque che una rock-band forte del proprio schietto anticonformismo, tanto riformista da essere etichettata nel natio Galles come marxista – status che le è valso il record di primo gruppo britannico ad esibirsi nella Cuba di Castro – a sposare per la comunicazione del proprio ultimo album il lavoro di un’artista ex-fashionista, manifestamente critica nei confronti dei una società dei consumi che ha bazzicato da vicino come ruota dell’ingranaggio della comunicazione marketing oriented. Arriva in questi giorni nei negozi il dodicesimo album in studio dei Manic Street Preachers, fronte polemico e arrabbiato del brit-rock, tra i pochi ad essere sopravvissuto a se stesso e persino alla misteriosa scomparsa (assodata, dopo anni, la pista del suicidio, ma il cadavere non è mai stato rinvenuto) del proprio leader carismatico. Un lavoro che titola Futurology ma guarda ad un vigoroso passato, costruito su sonorità kraut e passaggi da new wave alla Simple Minds; un disco che si fregia dell’immagine coordinata pensata dalla tedesca Catrine Val, classe 1970, un passato in Austria nell’industria della pubblicità legata alla moda prima della scelta di dedicarsi all’arte. Con la formazione alla scuola di Bjørn Melhus in quel di Kassel, dove tutt’oggi lavora a stretto contatto con l’Accademia.
Una gamma cromatica che non si discosta troppo dalla nuance tra il tiffany e l’indaco che paluda la cover di Everything Must Go; e che richiama nei toni netti e puliti il total white con cui la band si presenta, sullo sfondo di un intenso cielo blu, sulla copertina di This Is My Truth Tell Me Yours: lo scatto di Val congela un’enigmatica figura femminile, astratta in un paesaggio dall’artico magnetismo, sospendendo il tempo in una espansione che tende all’infinito.
Un risultato che soddisfa al cento per cento James Dean Bradfield, ideologo della band: secondo i rumors è stato lui, figlio di un sindacalista e una casalinga, da sempre in prima linea nelle rivendicazioni  a carattere sociale, a spingere per la partnership con Val. Dopo aver intercettato il suo Feminist, progetto autoprodotto finito in nomination nel 2013 per il German Photobook Preis: straniante carrellata di modelle calate nei cliché della quotidianità più stereotipata, cinico lusus che mina alle fondamenta il mito delle vestali del focolare 2.0.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.