Dibattiti, concerti, dj-set, nel menu di Estasiarci. Percorsi transculturali, fra musica e arte, con Ninos du Brasil e Palm Wine. Il report da Viterbo

Un simposio transculturale, nella provincia laziale, da sedici anni organizzato dall’Arci di Viterbo. Estasiarci, uno dei festival locali più longevi, si distingue per programma ricco di momenti di riflessione e intrattenimento, in una città in cui il contemporaneo fa fatica ad attecchire: “Un’iniezione di alterità in una Viterbo piatta”, per usare le parole di Marco […]

Estasiarci 2014 - Ninos du Brasil - foto Stefano Frateiacci

Un simposio transculturale, nella provincia laziale, da sedici anni organizzato dall’Arci di Viterbo. Estasiarci, uno dei festival locali più longevi, si distingue per programma ricco di momenti di riflessione e intrattenimento, in una città in cui il contemporaneo fa fatica ad attecchire: “Un’iniezione di alterità in una Viterbo piatta”, per usare le parole di Marco Trulli, Presidente dell’Arci di Viterbo e curatore.
Ad aprire quest’anno il nucleo di riflessioni, lo scorso 23 luglio, è stato l’incontro Immaginari postglobal. Ricerche sonore e visive transculturali, un dialogo a più voci fralo stesso Trulli, Simone Bertuzzi, ricercatore musicale e artista, membro del collettivo Invernomuto, Valerio Mattioli, giornalista e critico musicale (Blow up, Vice e XL) e Stefano Pifferi, critico musicale (Sentireascoltare). Al centro la questione dell’Altro, declinata secondo diversi schemi: tematica ricorrente fra i sentieri dell’arte, del cinema, della musica.

Tra citazioni aristoteliche, sul filo della “naturale indifferenza” della musica nei confronti della rappresentazione del mondo, il dibattito ha esplorato l’universo sonoro passando attraverso quella sua capacità di sacrificare la mimesi del reale in nome di una sua registrazione, astrazione ed elaborazione creativa.
Ascoltare, registrare e campionare suoni, spostandoli rispetto al loro contesto d’origine, è anche la prassi portata avanti da Simone Bertuzzi. Un lavoro, il suo, che diventa selezione e remix nei dj-set – suonati con il nome di Palm Wine – e che poi sconfina, lungo diverse traiettorie, nel lavoro di artista visivo.
Ultima virata verso i temi dell’integrazione, discorrendo del rapporto tra grandi centri e periferie, e identificando nel lavoro con la cultura un sistema di “travasi e di passaggi” (Stefano Pifferi) con cui annettere, filtrare, restituire influssi di comunità e territori.
La serata è volata leggera, in un exploit di frequenze sonore e cromatiche, di accelerazioni e coriandoli, con l’incontenibile duo Ninos du Brasil, ovvero Nico Vascellari, artista camaleontico e incline al crossover tra le arti, e Nicolò Fortuni,musicista. Lo stile dei Ninos è una sintesi tra i ritmi suadenti di Rio e la dura nevrosi dell’hardcore, esplosi in danze scomposte e liberatorie. A chiudere il cerchio ci ha pensato Palm Wine, dietro la consolle, con una miscela di sonorità eterogenee, oltre ogni confine geografico prestabilito.

– Giorgia Noto 

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Giorgia Noto
Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università degli Studi della Tuscia (Viterbo). Collabora con alcune riviste cartacee e testate online legate alla cultura contemporanea, scrivendo principalmente di arti visive e moda. Parallelamente all’attività di scrittrice freelance, è una curatrice. Ha collaborato con il collettivo di arte pubblica Cantieri d’Arte, formato da Marco Trulli e Claudio Zecchi, e frequentato il Corso in pratiche curatoriali e arti contemporanee di Aurora Fonda a Venezia. Dopo un anno di lavoro intenso con un’associazione romana con cui ha ideato e organizzato diversi progetti all’interno della città di Roma, oggi porta avanti la sua ricerca come curatrice in autonomia.