Danza più Architettura, fino al 18 luglio la Biennale di Venezia raddoppia. Immagini di azioni performative e coreografie fra campi, calli e sedi istituzionali

La nona edizione del Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia accompagna il primo, intenso mese dedicato alla 14. Mostra di Architettura, condividendone, per la prima volta, alcuni degli spazi. Fin dal titolo, Mondo Novo – gesto luogo comunità, che ingloba la sezione Danza & Architettura e il progetto Vangelo secondo Matteo, il […]

La nona edizione del Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia accompagna il primo, intenso mese dedicato alla 14. Mostra di Architettura, condividendone, per la prima volta, alcuni degli spazi. Fin dal titolo, Mondo Novo gesto luogo comunità, che ingloba la sezione Danza & Architettura e il progetto Vangelo secondo Matteo, il legame tra il tessuto urbano e i suoi abitanti è il dichiarato terreno di indagine della rassegna diretta da Virgilio Sieni. L’assegnazione del Leone d’oro alla carriera al coreografo americano Steve Paxton, fondatore del Judson Church Group e promotore della danza post-moderna, e di quello d’argento per l’innovazione nella danza a Michele Di Stefano, creatore del gruppo MK, conferma l’interesse per una pratica performativa che esalta il dinamismo relazionale tra gesto, corpo e ambiente.
L’architettura urbana di un luogo d’eccezione come Venezia fa da sfondo “parlante” alla serie di spettacoli che hanno animato e animeranno campi, calli e gli interni di palazzi storici nel cuore della città, lungo sette tappe tematiche: Aperto, Aura, Vita Nova, Invenzioni, Agorà, Prima Danza e Boschetto. Alcuni esempi tra le ventotto prime mondiali e le cento repliche: Bolero Variazioni di Cristina Rizzo in Campo Novo, PassingThrough di David Zambrano in Campo Pisani e The Madonna Project di Burrows e Fargion a Ca’ Giustinian. Grazie alla macro-sezioni Polis San Marco, Polis Corderie e Polis Arsenale, lo sguardo è puntato anche sulle performance ospitate, in concomitanza, dal Teatro alle Tese e dalle Corderie, all’interno dell’Arsenale. Ecco allora Bound di Steve Paxton, Marzo di Dewey Dell e Hunter di Meg Stuart e Damaged Goods.
Il progetto Vangelo secondo Matteo chiude la rassegna, dal 4 al 18 luglio, con la presentazione di tre cicli, ciascuno composto da nove azioni coreografiche, ispirate all’omonimo Vangelo, sempre negli spazi dell’Arsenale. Duecento interpreti, provenienti da varie regioni italiane, che a Venezia mettono in scena quadri simultanei, da ammirare in autonomia, senza itinerari prestabiliti. Ancora una volta il luogo influenza il gesto, che a sua volta lo plasma. Non resta che lasciarsi trasportare.

– Arianna Testino

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