Celant presenta a Milano Arts&Food, la mostra della Triennale per Expo2015. E dipana in video le polemiche sul compenso da 750mila euro

“Confondete il fee con il budget”: così risponde Germano Celant alla madre di tutte le domande, calata in occasione della presentazione di Arts & Foods, mostra milionaria che sta preparando in vista di Expo 2015. E che da settimane tiene banco per quella cifra – i benedetti 750mila euro – che l’organizzazione dell’evento gli ha […]

Germano Celant
Germano Celant

“Confondete il fee con il budget”: così risponde Germano Celant alla madre di tutte le domande, calata in occasione della presentazione di Arts & Foods, mostra milionaria che sta preparando in vista di Expo 2015. E che da settimane tiene banco per quella cifra – i benedetti 750mila euro – che l’organizzazione dell’evento gli ha accordato per il suo compito di vero e proprio manager. Un ruolo ibrido, certo molto più impegnativo di quello di semplice curatore, che richiederebbe una somma così alta proprio per far fronte a tutta una serie di spese che Expo delega allo stesso Celant; uno specchietto per le allodole secondo diversi colleghi del critico d’arte – da Sgarbi a Daverio passando per Paparoni – concordi nel considerare la cifra ampiamente sovradimensionata.
“È chiaro che Expo non ha una macchina dietro che fa queste cose” attacca subito il commissario unico Giuseppe Sala, “per cui Celant deve anche occuparsi di tutti gli aspetti organizzativi, dei prestiti, delle assicurazioni, dell’organizzazione di segreteria dell’evento. Riteniamo che a lui resterà un 20-30% di questa cifra”. Sull’esborso complessivo sostenuto per la mostra, circa 5 milioni di euro, arrivano anche le considerazioni del presidente della Triennale Claudio De Albertis: “due milioni e mezzo vanno per l’allestimento della mostra in sé, l’altra parte della somma copre gli aspetti gestionali. Ricordo a tutti che questa mostra sarà aperta sette giorni su sette, negli stessi orari di Expo; che impiegherà quindi ogni giorno sessanta persone”. La cifra insomma lievita per coprire “pulizie, vigilanza, costi di biglietteria e guardaroba, antincendio, utenze”.

Per sapere tutta la verità su come verranno spesi gli ormai celebri 750mila euro e, a livello generale, i 5 milioni e 300mila messi a bilancio per la mostra, sarà necessario aspettare il 9 aprile 2015, data di inaugurazione di una Arts & Foods presentata nei suoi punti chiave alla Triennale di Milano. Location naturale più che simbolica: perché unico ente culturale riconosciuto dalla BIE, il bureau che assegna le Esposizioni Internazionali; perché a un passo da quella Arena che nel 19°06 accolse l’ultima volta di un Expo in città. È qui che per la regia di Celant e gli allestimenti di Italo Rota andrà in scena la mostra, dislocata con i suoi circa mille reperti esposti su una superficie di seimila metri quadri, a occupare in modo pressoché integrale l’intera struttura. Per un viaggio multidisciplinare che lo stesso Celant definisce doverosamente “didattico”: non una mostra d’arte tradizionale, intesa seguendo canoni museali; semmai un tessuto ipertestuale, che fa di ogni sala un ambiente a tema, dove la timeline diventa semplice pretesto per una narrazione giocata su molteplici livelli.
Se l’oggetto della mostra è il rapporto tra arte e cibo è giusto, allora, scendere sullo stesso terreno di quest’ultimo: nelle cucine, nei bar, nei ristoranti, persino nei prati. Se considerati come spazio da vivere in forma di pic-nic. Da qui la creazione o ricreazione di spazi ad hoc, con mobili originali d’epoca, a coprire un lasso di tempo che va dalla metà dell’Ottocento (data del primo Expo della storia) fino ai giorni nostri; alternando i café di Theo van Doesburg alle sale da pranzo di Gerardo Dottori, le case borghesi di Jean Prouvé a supermarket e autogrill. Scenografie originali dove collocare sì opere d’arte in senso stretto – tra i nomi anticipati i vari Warhol, Oldenburg, Wesselmann, Spoerri, Arman – ma anche oggetti di design, frammenti di film, elementi propri del linguaggio pubblicitario.
Arts & Foods cammina di pari passo con Cucina & Ultracorpi, allestimento che la stessa premiata ditta Celant – Rota sta preparando per l’ottava edizione del Triennale Design Museum; e si propone di lasciare segni tangibili nel futuro di una Triennale che punta a rinnovarsi. Riqualificando l’area antistante il palazzo, collocando lì i servizi di biglietteria e guardaroba; riaprendo il ristorante sul tetto qui attivo negli Anni Trenta; godendo della possibilità che alcuni tra gli artisti invitati ad esporre donino il proprio intervento alla città.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • angelov

    Qualcuno disse che pensare male non va bene, ma a volte ci si azzecca; purtroppo oggi il “pensar male degli altri” è praticato su larga scala ed è adottato quasi di regola, con tanto di processi sommari, accuse diffamatorie “che intanto c’ho fior fiore di avvocati dalla mia, e posso permettermi anche di…”

  • Vediamo cosa ne dicono all’estero:

    http://www.theartnewspaper.com/articles/How-much-are-curators-really-paid/33307

    L’articolo con un taglio molto preciso, mette a confronto le cifre, quanto guadagnano i curatori di appuntamenti importanti simili come biennali o direzioni artistiche di grandi musei.

    Una semplice indagine giornalistica e precisa analisi tecnica dei costi.

    Come notato da tutti il compenso di Celant, lordo e comprensivo del costo di 8 assistenti, resta un anomalia nel panorama internazionale.

    Le giustificazioni seguono il grande filone italiano dell’emergenza. Gli Expo non sono eventi imprevedibili.

    L’articolo inoltra fa notare come a fronte di pochi curatori pagati molto bene, esista un grande numero di curatori sotto pagati. Naturalmente il mercato, da i suoi giudizi.
    Pensare che un onesto curatore di provincia possa velocemente arrivare a spuntare cifre importanti per i sui progetti mi pare improbabile.
    Improbabile come il numero di curatori che oggi operano a vario titolo in Italia.

    Il romantico far west dell’arte crea queste distorsioni.
    Mi pare difficile che anomalie come queste possano generare un impulso generale per i compensi dei curatori. Anzi possibile che convinca altri operatori a entrare in un mercato svalutato.

    Per Luca Rossi, mi dispiace farle sapere che alcuni allenatori di calcio guadagnano anche molto di più.

    Mentre per quanto tutti ci provino anche in maniera goffa a metterci una pezza, il compenso di Celant resta un anomalia.

  • Giampaolo Abbondio

    Tra compenso e budget questa mostra costerà circa 2500 al metro quadro…sarà, ma con un budget così trovo che sarebbe stato più giusto indire una gara d’appalto….ma se per caso qualcuno avesse presentato un progetto realizzabile spendendo un paio di milioni in meno non sarebbe stato meglio…e il risparmio destinarlo al PAC che va avanti solo con contributi privati?

  • Gibo

    Questa signori è la sinistra ereditata dal 68 , rivoluzionari quando erano poveretti, e oggi?

  • pigreco

    ero studente al primo anno dell’accademia di belle arti..17 anni,leggevo i proclami politici di celant,sembravano uscissero da quelle tipografie clandestine,alla “rivoluzione d’ottobre”, per interderci.
    “fuori l’arte dai musei..l’arte borghese va combattuta..occupiamo le gallerie d’arte moderne..”.
    e via di questo passo, e noi ingenui a occupare la galleria d’arte moderna..
    rimpiango solo i miei 17 anni..