Video-arte in tv: quattro le opere commissionate da Sky Arte per la serie “ArteVisione”. Partendo dal lavoro di Ancarani per il Premio MAXXI

Si tratta a prima vista del mezzo più congeniale per la diffusione della video-arte. Si ritrova, invece, ad essere il terreno più ostico con il quale misurarsi. È la televisione, strumento apparentemente tagliato su misura, a scoprirsi invece carico di incognite: in prima battuta culturali, con la difficoltà di agganciare con opere spesso riflessive, evocative, […]

La presentazione di ArteVisione

Si tratta a prima vista del mezzo più congeniale per la diffusione della video-arte. Si ritrova, invece, ad essere il terreno più ostico con il quale misurarsi. È la televisione, strumento apparentemente tagliato su misura, a scoprirsi invece carico di incognite: in prima battuta culturali, con la difficoltà di agganciare con opere spesso riflessive, evocative, enigmatiche – magari persino prive di sonoro – un pubblico schizofrenico, abituato a uno zapping compulsivo che spegne l’attenzione nell’arco di pochi secondi. In secondo luogo meramente, ma significativamente, tecniche. Perché finché si resta nel campo dell’arte, bene o male – plagi a parte – vale in termini diritti su immagini e colonne sonore più o meno tutto e il contrario di tutto. E quindi in una galleria o in un museo non esistono problemi di sorta nella proiezione di The Clock di Christian Marclay, ma se provi a metterlo in palinsesto devi chiedere i diritti di riproduzione a tutte le case di produzione di tutti i film di cui è composta l’opera. In pratica un delirio.
Prova a superare lo scoglio Sky Arte HD, che aggira l’ostacolo facendosi committente di quattro opere originali, elaborate e tagliate in modo da calzare su misura per il piccolo schermo. Nasce così la prima stagione di ArteVisione, progetto costruito insieme a Careof DOCVA, con i quattro appuntamenti di prima visione scalettati – uno al mese – dal 26 giugno fino al prossimo 4 settembre. Filo conduttore dell’esperienza il confronto tra gli artisti e le dinamiche proprie del network, per una narrazione che parte dal lavoro quotidiano e da quanto sta dietro ciò che si vede solitamente in onda. C’è chi ha scelto un linguaggio, più esplicito e giornalistico, affine al reportage: come Francesco Bertocco, che cuce tra loro le voci dei genitori che hanno accompagnato i propri figli alle selezioni del reality di casa Sky X-Factor, raccogliendo così una visione laterale, ma intima ed empatica, di un fenomeno di costume che segna la nostra contemporaneità. E c’è chi invece si è mosso su un terreno più evocativo: come il collettivo ZimmerFrei, che nel ricordo delle cartoline degli anni d’oro della RAI compila il proprio personalissimo Intervallo, lavorando su vedute inconsuete dei set Sky ma soprattutto su un uso eterodosso del suono. Creando una sinfonia post-moderna frammentaria, dove voci e musiche si sposano con field-recording  e scariche elettroacustiche.
Effetto Fight Club per lo Spectaculum di Giuseppe Fanizza, che raccoglie le reazioni di ignari spettatori di programmi Sky quando si accorgono che lo show che stanno guardando, in luoghi pubblici e all’aperto, viene occasionalmente “sporcato” da frame che ritraggono loro stessi. Un flash percettivo che inquieta e al tempo stesso seduce, proponendo una riflessione sul tema dell’invadenza della tv nella nostra vita quotidiana; ma anche su quello della più warholiana delle “ansie da apparizione”. Chiude il palinsesto San Siro, lavoro con cui Yuri Ancarani concorre all’edizione 2014 del Premio MAXXI: un lungo e affascinante viaggio nei riti che precedono, nella Scala del calcio, il momento fatidico dell’inizio della partita; con lo stadio a farsi scrigno attraversato da figure sfuggenti, immenso formicaio che colleziona gesti di semplice poesia.
Ma il dato più interessante di ArteVisione no sta nel progetto in sé, quanto piuttosto in ciò che sarà. Già pronta la bozza di un bando che inviterà giovani artisti a presentare le proprie candidature, concorrendo a diventare protagonisti della prossima stagione del programma.