Venezia Updates: “una stanza piena di servizi igienici? È una presa per il culo”. Ecco la mostra di Koolhaas vista dalla stampa internazionale: c’è chi parla di eccellente Biennale

“Quando si arriva a una stanza piena di servizi igienici, si è certi che Rem Koolhaas ci sta prendendo per il culo. Resta solo da vedere fin dove ha intenzione di spingersi“. Non usa troppi eufemismi, Kieran Long, senior curator di architettura contemporanea e design al Victoria & Albert Museum di Londra, nel giudicare la […]

Quando si arriva a una stanza piena di servizi igienici, si è certi che Rem Koolhaas ci sta prendendo per il culo. Resta solo da vedere fin dove ha intenzione di spingersi“. Non usa troppi eufemismi, Kieran Long, senior curator di architettura contemporanea e design al Victoria & Albert Museum di Londra, nel giudicare la Biennale 2014, per lo meno la mostra Elements of architecture, al padiglione centrale dei Giardini: e dire che lui è uno che se ne intende, essendo stato vice-curatore per la Biennale 2012. È il solito, impeccabile sito Dezeen a raccogliere a caldo le impressioni di tanti esperti e studiosi, e a convogliarle in un immancabile articolo. Impressioni a volte negative, altre positive: “c’è qualcosa di veramente geniale nel prendere il Padiglione Centrale e basare la mostra sull’architettura senza alcuna architettura in vista“, dice Deyan Sudjic, direttore del Design Museum di Londra. Supportato, con un sorriso, da Paola Antonelli, senior curator di architettura e design al MoMA di New York: “non so chi altro potesse tornare a finestre e corridoi ed essere preso sul serio“.
È tutta la grande stampa internazionale ad occuparsi della Biennale Architettura appena inaugurata, con toni a volte positivi, altre anche assai critici, che spesso mettono sul piatto in generale il nostro Paese, traendo spunto dal contrastante ritratto che ne dà la sezione Monditalia e dall’infelice coincidenza dell’arresto del sindaco Giorgio Orsoni proprio il primo giorno della vernice. È quello che accade con il quotidiano francese Libération: “un ritratto crudele dell’Italia come simbolo di modernizzazione con un caotico viaggio attraverso siti caratterizzati da scarsa manutenzione o opere non necessarie. […] Ironia della sorte, a Venezia, scossa dallo scandalo nato attorno al sistema di dighe Mose, che ha coinvolto anche il sindaco di Venezia”. Non è da meno Le Figaro, che si concentra, non proprio positivamente, sulla rassegna in generale: “À Venise, une Biennale sans perspective”, il titolo. Tutt’altra atmosfera sulla pagine dell’inglese Guardian: “L’eccellente Biennale di Rem Koolhaas definisce nuove sensibilità verso il vecchio, e delinea una storia d’Italia fatta di grandezza e di brutalità”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.