Venezia Updates: perché stipare 200 opere in spazi adatti a meno della metà? Immagini dall’opening della mostra Art or Sound by Fondazione Prada a Ca’ Corner della Regina

È oggettivamente la mostra esterna clou della settimana di opening biennalesco: e lo è ancor di più in questa settimana di Mostra di Architettura, che – almeno per quanto visto finora – non pare offrire grandissimi eventi in grado di rivaleggiare. E in effetti Art or Sound, il complesso e ricchissimo progetto espositivo allestito da […]

È oggettivamente la mostra esterna clou della settimana di opening biennalesco: e lo è ancor di più in questa settimana di Mostra di Architettura, che – almeno per quanto visto finora – non pare offrire grandissimi eventi in grado di rivaleggiare. E in effetti Art or Sound, il complesso e ricchissimo progetto espositivo allestito da Germano Celant per la Fondazione Prada nella sua sede veneziana di Ca’ Corner della Regina, rispetta le attese: grande ricerca a monte, grandi nomi coinvolti, vere e proprie chicche da scoprire al piano terra e, per la prima volta dopo la riapertura al pubblico, nei mille metri quadrati delle stanze del secondo piano nobile.
Ma la visita non riserva solo entusiasmo: non si può infatti far a meno di sottolineare una tendenza – del resto non nuova per Celant – alla sovrabbondanza, il desiderio di esaurire i temi affrontati con una ricchezza che a volte non tiene in conto il rapporto con gli spazi a disposizione. Con il risultato di un allestimento in certi casi soffocante e ridondante, opere non adeguatamente valorizzate, una qualità – pur elevata – non sempre omogenea. Osservazioni che non inficiano comunque il fascino del concept: “analizzare lo sviluppo di un dialogo tra arte e suono e gli aspetti iconici dello strumento musicale, nonché il ruolo dell’artista musicista e gli ambiti in cui arti visive e musica si sono incontrate e confuse”.

Ecco allora gli strumenti musicali realizzati con materiali inusuali e preziosi di Michele Antonio Grandi interfacciarsi con le scatole sonore di Robert Morris e Nam June Paik, gli automi musicali creati dall’orologiaio svizzero Pierre Jaquet-Droz con i pianoforti di Arman, Richard Artschwager e Joseph Beuys, l’Intonarumori di Luigi Russolo – protagonista all’opening di un concerto di cui vedete un brano nel video – con l’Handphone Table di Laurie Anderson. Questo, e molto altro, trovate nella fotogallery…

Massimo Mattioli

 

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.