Venezia Updates: il ballo delle debuttanti. Dal Marocco agli Emirati Arabi Uniti, promozione piena per i paesi presenti per la prima volta alla Biennale Architettura

Fra le novità introdotte da Rem Koolhaas in questa Biennale c’è la partecipazione di alcuni paesi finora estranei ai circuiti della celebre vetrina dell’architettura contemporanea. E la prima per queste nazioni coincide con la prima volta in cui si fornisce ai paesi invitati un “tema”, chiedendo loro di declinare il processo d’assimilazione dell’architettura moderna e […]

Fra le novità introdotte da Rem Koolhaas in questa Biennale c’è la partecipazione di alcuni paesi finora estranei ai circuiti della celebre vetrina dell’architettura contemporanea. E la prima per queste nazioni coincide con la prima volta in cui si fornisce ai paesi invitati un “tema”, chiedendo loro di declinare il processo d’assimilazione dell’architettura moderna e dunque di raccontare il proprio passato.
Nel padiglione del Mozambico il discorso è affidato ad un muro continuo a doppia faccia: da un lato il ritratto culturale della nazione, dall’altra la distanza tra gli sviluppi architettonici del paese e quelli del mondo occidentale. Nel padiglione della Repubblica Domenicana una serie di fotografie ricostruisce gli sviluppi architettonici a partire dalla dittatura di Rafael Trujillo. Altre nazioni sono state più abili ad evitare la trappola del racconto storicista, con interessanti riflessioni sugli aspetti culturali identitari. Molto suggestivo il paesaggio del padiglione del Marocco: un pavimento di sabbia, un cielo stellato con architetture del deserto proiettate sul soffitto ed elegantissimi plastici di architetture moderniste e di progetti contemporanei.
L’Indonesia propone una riflessione sulla dimensione artigianale del progetto, in rapporto alla disponibilità delle risorse naturali e al valore etico del fare architettura. Ricorrente l’impiego della timeline che appare, bianco su nero, nell’elegantissimo padiglione degli Emirati Arabi Uniti, e torna nel padiglione della Turchia, un’interessante ricostruzione di alcune opere moderniste che mette in luce il passaggio dalle ambizioni ideologiche di quegli anni, allo scontro con la realtà e all’immagine fallimentare che oggi ne consegue.

– Giulia Menzietti

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Giulia Menzietti
Giulia Menzietti è architetto, docente presso la Scuola di Architettura e Design Eduardo Vittoria di Ascoli Piceno, Università degli studi di Camerino. Dottore di ricerca all’interno del Programma Internazionale Villard D’Honnecourt dello IUAV di Venezia, ha partecipato a diversi progetti di ricerca nazionali e internazionali e a diversi convegni con contributi selezionati tramite peer review. È autrice di Amabili resti. Frammenti e rovine della tarda modernità italiana, Quodlibet 2017, ha curato nel 2014 il libro TRUE-TOPIA. Città adriatica riciclasi, Aracne, e con Sara Marini e Alberto Bertagna Memorabilia. Nel paese delle ultime cose, Aracne 2015. Scrive per “Il Manifesto”, suoi contributi sono comparsi in diverse pubblicazioni e riviste d’architettura.