Va a Marinella Senatore il Premio Maxxi 2014. Il suo progetto di arte partecipativa la impone sugli altri finalisti Micol Assaël, Linda Fregni Nagler e Yuri Ancarani

“La vittoria di un’installazione come questa è il segnale che il pubblico ha voglia di vivere le istituzioni in maniera differente, vuole sentirsi partecipe di esso e non guardarlo solo da fuori come qualcosa di irraggiungibile”. Queste le prime parole di Marinella Senatore, alla notizia che era lei la vincitrice del Premio Maxxi 2014, con […]

“La vittoria di un’installazione come questa è il segnale che il pubblico ha voglia di vivere le istituzioni in maniera differente, vuole sentirsi partecipe di esso e non guardarlo solo da fuori come qualcosa di irraggiungibile”. Queste le prime parole di Marinella Senatore, alla notizia che era lei la vincitrice del Premio Maxxi 2014, con l’opera The School of Narrative Dance, che entrerà a far parte della collezione permanente del Museo di Via Guido Reni.
L’installazione dell’artista di Cava de’ Tirreni è una scuola itinerante e gratuita basata su lezioni frontali che stimolano il processo di emancipazione ma sopratutto di autoapprendimento, dove tutti possono essere allo stesso tempo sia professori che alunni. La “classe” è situata nel piazzale all’entrata del Maxxi, ed è stata disegnata dal collettivo di architetti inglesi Assemble e concepita come un cerchio capace di ospitare lezioni di danza, cinema, scrittura.
La Senatore, che diventa la terza vincitrice del premio dopo Rossella Biscotti (2010) e Giorgio Andreotta Calò (2012), si è imposta su artisti del calibro di Micol Assaël, Linda Fregni Nagler e Yuri Ancarani (dato da molti come favorito, sia per la qualità del suo nuovo film sia per l’imponenza della produzione). La giuria era composta da Anna Mattirolo, il nuovo direttore del museo Hanru Hou, Fabio Cavallucci, Massimiliano Gioni, Giuseppe Penone e Susan Pfeffer.

– Valentina Gasperini

www.fondazionemaxxi.it

 

 

  • Ruote telluriche

    Terribile.
    I professori come gli alunni , il museo é il pubblico, l’artista é il pubblico, il pubblico é l’artista. Non c’é piú differenza, non c’é piú qualitá ma solo demagogia : tutti abbiamo diritto ad accedere
    della mangiatoia come buoi e asinelli.
    Un premio a un’opera del genere implicitamente dichiara l’inutilitá e l’assurditá di tutti questi premi.

    • Francesco

      completamente d’accordo

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  • fabio

    Questi progetti ruffiani e buonisti (tutti professori???) depongono ancora per un fallimento, ma non dell’arte quanto degli esperti dell’arte. Chi esce dalla mediocrità viene subito censurato.