Un giardino pensile in cantina. È dell’argentino Tomàs Saraceno la nuova opera dell’Antinori Art Project, installata nella cantina Antinori nel Chianti Classico

L’arte si confronta con le biotecnologie, laddove p abituata ad incontrare una storia antica di molti secoli. Le biotecnologie sono quelle contenute in diverse opere di Tomàs Saraceno, e specialmente nelle sue Biosfere. La storia è quella della famiglia Antinori, che divide la sua passione per le arti fra lo storico palazzo fiorentino e la […]

L’arte si confronta con le biotecnologie, laddove p abituata ad incontrare una storia antica di molti secoli. Le biotecnologie sono quelle contenute in diverse opere di Tomàs Saraceno, e specialmente nelle sue Biosfere. La storia è quella della famiglia Antinori, che divide la sua passione per le arti fra lo storico palazzo fiorentino e la cantina Antinori nel Chianti Classico. Ed è proprio qui che avviene l’incontro: l’occasione è data dal nuovo step dell’Antinori Art Project, che due anni dopo l’inaugurazione che aveva coinvolto tre artisti internazionali come Yona Friedman, Rosa Barba e Jean-Baptiste Decavèle, coinvolge proprio il creativo argentino.
Nell’architettura verticale delle scale interne della cantina – come si vede nelle immagini della fotogallery – troverà dunque spazio l’installazione Biosphere 06, cluster of 3 di Saraceno, “forme che evocano la struttura e la leggerezza delle bolle di sapone, catturate però in una compagine architettonica di cavi neri, simile a una ragnatela”. Le Biosfere 06, nate nel 2009, sono abitate dalla tillandsia, una pianta che assorbe il suo nutrimento dall’umidità dell’aria, lontana dalla terra, crescendo sospesa su queste bolle leggere, che sembrano giardini volanti.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.