“Rimetteremo lo studio della storia dell’arte nei licei”. L’annuncio del ministro Giannini agli Stati Generali della Cultura del Sole 24 Ore, dove Franceschini conferma novità sui biglietti ai musei

“La storia dell’arte, oggi, non solo è una Cenerentola occasionale, ma è una materia accessoria, non strutturale nel percorso di studi degli studenti italiani. Deve tornare, invece, a essere una materia strutturale!”. Parole che tanti aspettano di sentir pronunciare, prima o poi: e ora questa attesa pare sia finita, visto che a pronunciarle è la […]

Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini

La storia dell’arte, oggi, non solo è una Cenerentola occasionale, ma è una materia accessoria, non strutturale nel percorso di studi degli studenti italiani. Deve tornare, invece, a essere una materia strutturale!”. Parole che tanti aspettano di sentir pronunciare, prima o poi: e ora questa attesa pare sia finita, visto che a pronunciarle è la persona a cui spettano le decisioni in merito, ovvero il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini. E per annunciare il ritorno – dando per inteso che poi rispetterà il proposito – dello studio della storia dell’arte nei licei, il ministro ha scelto un’occasione che, per i contenuti che l’hanno caratterizzata, si è trasformata in un grande evento: gli Stati Generali della Cultura del Sole 24 Ore, tenutisi oggi a Roma. “Sapete quanto ci costerà introdurre la storia dell’arte in tutti i livelli dei licei, a partire dal biennio, naturalmente con un dosaggio di ore proporzionato al curriculum, e quindi di ore settimanali a crescere, per il triennio sia delle scienze umane sia nell’istituto turistico?”, ha domandato retoricamente la Giannini. “Ci costerà più o meno 25 milioni all’anno. Sapete a quanto ammonta il budget nel Ministero dell’università? È di 51 miliardi all’anno. Ce la faremo? Sì, dobbiamo farcela”.
Ma, accennavamo, non è stato il solo momento clou dell’occasione romana: il Ministro del Beni Culturali Dario Franceschini ha infatti illustrato nel dettaglio molti aspetti del Decreto Cultura e degli sviluppi parlamentari che lo aspettano. Fra questi il Piano Tariffario: con la novità più grande nella gestione degli introiti dei biglietti. “Avevamo”, ha spiegato Franceschini, “un sistema per cui era del tutto indifferente che un museo vendesse 4.000 o 8.000 biglietti e che affittasse la sala o meno, perché le risorse andavano direttamente in un fondo unico al Ministero dell’economia e il trasferimento che arrivava a quel museo era indipendente da quanto realmente vendeva. Abbiamo introdotto una norma per cui trimestralmente trasferiamo ai musei esattamente l’importo dei biglietti venduti e dei proventi delle sale affittate e degli altri servizi”. Tradotto: chi gestirà al meglio i flussi e quindi gli ingressi, avrà proporzionali vantaggi finanziari.

Dario Franceschini
Dario Franceschini

Altro tema trattato, quello della fine della gratuità per gli over 65: “Oggi in Italia un terzo delle persone entra gratis nei musei. Entrano gratis anche i turisti giapponesi o americani se hanno più di 65 anni”, ha informato il ministro. Dal primo luglio la rivoluzione: resta la gratuità fino a 18 anni e che il biglietto ridotto fino a 25, ma pagheranno tutti sopra i 25 anni, e ci sarà ogni mese la prima domenica gratuita in tutti i musei. “A questo aggiungiamo che rendiamo permanenti le due Notti dei musei all’anno, all’ingresso simbolico di un euro, insieme al Sistema museale dei Comuni”, ha aggiunto Franceschini. “Altra novità è l’introduzione di una serata alla settimana, il venerdì, in cui tutti i grandi musei saranno aperti fino alle 22, come avviene in grandi Paesi europei, offrendo l’opportunità, un giorno alla settimana, anche a chi lavora o anche a un turista che cominci un weekend il venerdì di andare a visitare un grande museo fino alle 22”. Che è un po’ diverso dal dire: tutti pagheranno al museo. Voi come la pensate?

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.