“La Rai? Diventi un Ministero dell’Educazione”. Vittorio Sgarbi propone un reality a base di musica, letteratura, arte, e Rai2 ci fa un pensierino. Voi che ne pensate?

Un reality-show con personaggi che, oltre ad essere uomini di cultura, siano anche dei grandi comunicatori. Questo quello che serve al futuro della Rai secondo Vittorio Sgarbi, che non smentisce il suo ecumenismo, intervenendo quasi ogni giorno sui più disparati temi dell’attualità politico-culturale. Con idee – come è ormai cifra della sua inafferrabile personalità – […]

Vittorio Sgarbi

Un reality-show con personaggi che, oltre ad essere uomini di cultura, siano anche dei grandi comunicatori. Questo quello che serve al futuro della Rai secondo Vittorio Sgarbi, che non smentisce il suo ecumenismo, intervenendo quasi ogni giorno sui più disparati temi dell’attualità politico-culturale. Con idee – come è ormai cifra della sua inafferrabile personalità – a volte strampalate, a volte ragionevoli. Fra le ultime occasioni che hanno fatto maggiore clamore la sua uscita sul Colosseo, quando si offrì di pagare lui i quattro custodi la cui assenza rischiava di far chiudere l’Anfiteatro Flavio nella Notte dei Musei.
Ora la sua attenzione si concentra sulla televisione di Stato: e l’occasione nasce dall’incontro avvenuto stamane a Roma – titolo 100 parole e 100 mestieri per la Rai – convocato per parlare del futuro della tv con giornalisti, scrittori, sceneggiatori, filosofi, critici e addetti ai lavori. Ed è qui che il critico d’arte ha lanciato la sua “proposta” di “reality per la cultura”. “La Rai – ha spiegato – deve diventare quello che oggi non è, e cioè un Ministero dell’Educazione, per far conoscere musica, letteratura, arte”. La proposta non è passata inosservata, tanto che pare ci sia già l’interesse della seconda rete: e voi come la pensate? Siamo nell’area delle idee “strampalate” o di quelle “ragionevoli”?

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • filippor.

    ottimo!!

  • Nik Tor Ova

    Finalmente un’idea interessante, che partecipino gli eruditi!

  • Belgioioso

    Ben vengano iniziative culturali che si rivolgano ad un grande pubblico che distolgano anche se solo per poco dal seguire i tanti insulsi programmi.

  • Ottima Idea
    Vittorio!! basta Grandi Fratelli “persi” sulle Isole Famose. La Rai
    deve tornare a fare quel che ha sempre fatto fino a qualche anno fa e che
    ancora sta facendo con il canale dedicato alla storia…cioè CULTURA, ARTE E
    SPETTACOLO DI ALTA QUALITA’!!! Il reality è una forma contemporanea di
    televisione? va bene, ma ben venga un format dove chi “vince” non è
    il più ignorante d’Italia ma il più interessante e creativo tra gli individui coinvolti!!! IUCU >fu*turista >Pavia

  • angelov

    Il concetto di Rai come Servizio Pubblico, che viene dato tanto per scontato, ha poi prodotto quella che di fatto è una televisione di regime.
    Solo ora, che si incomincia a percepire un leggero vento di rinnovamento, ci si rende conto dell’immenso potere che questo mezzo ha di manipolare ma anche, se usato in modo degno, di insegnare alle coscienze dei cittadini.
    Alcuni anni or solo, nel pieno del regime di Berlusconi, lo Stato Italiano si era rivolto ad uno stato straniero, non ricordo se Svezia o Finlandia, per richiedere scuse formali, per aver trasmesso un programma televisivo in cui si criticava l’allora cavaliere; la risposta non si fece attendere: “Noi non abbiamo una televisione di regime come voi; la nostra televisione è libera…”

  • Stefano Gambini

    BASTA CHE NON SIA SGARBI A CONDURRE IL REALITY

  • Talia

    Proposta condivisibile non sappiamo se verrà mai attuata