Generazione X(n), programma europeo di Cescot e Confesercenti per nuove start up imprenditoriali. Ecco com’è andata a Londra, tra arte, food e nuovi hub

Quindici futuri imprenditori veneti in trasferta per cogliere l’essenza del mood creativo londinese. Tutto grazie a Confesercenti, che attraverso il proprio ente di formazione Cescot Veneto e con il finanziamento FSE, ha avviato Generazione X(n). Il progetto dà la possibilità ad  alcuni giovani con attitudine imprenditoriale di crearsi il proprio lavoro utilizzando le competenze acquisite […]

Generazione X(n), Londra - Barbican

Quindici futuri imprenditori veneti in trasferta per cogliere l’essenza del mood creativo londinese. Tutto grazie a Confesercenti, che attraverso il proprio ente di formazione Cescot Veneto e con il finanziamento FSE, ha avviato Generazione X(n). Il progetto dà la possibilità ad  alcuni giovani con attitudine imprenditoriale di crearsi il proprio lavoro utilizzando le competenze acquisite in un’ottica di squadra, nel tentativo di dar vita a nuove realtà nel campo della tecnologia digitale, del web, dell’auto/produzione, dei service creativi.
Obiettivo finale del percorso formativo: sostenere l’avvio di almeno sette nuove imprese. Fase intermedia: abbandonare il percorso d’aula e dedicarsi alla scoperta, conoscere spazi di coworking, scambiare esperienze e attivare potenziali collaborazioni.
Londra, unica città europea nella top10 globale dell’innovazione secondo Startup Genome, chiama i partecipanti ad affrontare questo confronto a raggio UE; chiama alcuni italiani London-based ad affiancarsi al gruppo; chiama docenti, artisti, imprenditori, gestori di spazi e locali, curatori a raccontare la loro sfida.
Il primo giorno è a vasta scala. Lo si dedica agli Hub. Bootstrap Company, per esempio, azienda che opera in una fabbrica in disuso in Dalston, con orto e tetto-giardino. Lo spazio favorisce la cultura imprenditoriale mettendo a disposizione metri quadri per le nuove imprese che affianca dallo start up allo sviluppo. Supporta programmi educativi innovativi e crea occasioni di scambio culturale come The print house gallery. Si raggiunge anche V22, una struttura a gestione condivisa che promuove e colleziona arte. Insieme a Paul Westcombe e Nicola Williams si arriva ad ACAVA – Limehouse-studios. Costruita originariamente come scuola professionale, questo edificio di quattro piani è stato riconvertito nel 1994 in studi per artisti.
Si passa dall’arte alla tavola, insieme all’artista Valentina Miorandi. Prima il Barbican Center, brutale contenitore di tutti i saperi, poi una moltitudine di sapori a Shoreditch: Burro&Salvia, pastificio a conduzione italiana e Bacaro Venezia. Si inizia ad intuire la ricetta di questi inglesi d’adozione: lingua fluente, flessibilità, attitudine alla mobilità, audacia, tenacia e capacità di fare rete. Non manca la visita ai quartieri Brick Line, Shoreditch e The Old Truman Brewery. Non manca Bansky. Non manca la birra.

Generazione X(n), Londra -  TTTT, These Things Take Time
Generazione X(n), Londra – TTTT, These Things Take Time

Passano le ore e man mano si chiariscono le idee: si vuole respirare arte. Geografie percettive da Sadie Coles che ospita T293-in-residence, con Ethan Cook / Sam Falls / Emanuel Röhss / Tris Vonna-Michell. Artisti di ieri e di oggi alle prese coi cartoon da Pace gallery nella collettiva Everything falls faster than an anvil.  Scorrono i “must do”: Saatchi Gallery, Tate Modern, ICA con Tauba Auerbach, Serpentine Gallery, Whitechapel. Si partecipa al “validate vote with a comment” del Catlin Art Prize. Per affinità elettive con TTTT These Things Take Time, si sosta nello spazio di Jerwood Space insieme alle stratificazioni di Oliver Laric, alla duplice rappresentazione di Cecile B Ewans (tra i tanti altri).
Ultima tappa la mostra Wearing Potentiality da The Basement, sotto Paradise Row. Seguendo tracce e parole di Attilia Fattori Franchini, curatrice da sei anni a Londra: “Potentiality. Oh, yes, just do it. Potentiality is to have a chance, to take a risk, to maybe fail. It is also that moment in which you let things be and explore limits”.

– Federica Bianconi

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Federica Bianconi
Federica Bianconi è architetto, curatore e critico d’arte. Si è laureata in Architettura presso lo IUAV di Venezia e ha frequentato il Master in Management per Curatori di Musei di Arte e Architettura Contemporanea presso il MACRO di Roma nel 2003. Nell'ambito del progetto formativo del Master ha collaborato con il Museo d’arte Contemporanea di Bologna, Mambo. Ha lavorato presso studi di interior design e con aziende operative nell'ambito della comunicazione e dell'allestimento di spazi espositivi, museali, fieristici e commerciali. In qualità di curatrice indipendente ha ideato e curato mostre personali e collettive. Tra i progetti curatoriali realizzati Dream Room Project, presso Palazzo Dalla Rosa Prati, Parma; Re-Produ©tion presso Trevisan & Cuonzo, Parma/Milano; No place like home presso la Galleria Mazzocchi - Associazione Culturale Remo Gaibazzi, Parma e La Stanza delle Vergini Suicide in collaborazione presso FlashArtFair, Milano. Scrive per le riviste Artribune, Impackt e Kultmagazine. Attualmente vive e lavora a Parma e Rovereto dove lavora come curatrice indipendente e collabora con Marazzi Architetti, con Studio Tramontin, con il Comune di Rovereto e con Trentino Sviluppo per MadeExpo.