Da Yara Gambirasio a Lucia Annibali. Donne uccise, sfigurate, violentate. Wall of Dolls: a Milano anche la moda in campo contro il femminicidio

Giornate di cronaca nera violenta, pervasiva. Giornate mediatiche e investigative all’insegna dell’orrore, con il caso riaperto della piccola Yara, morta di sevizie e di freddo quasi quattro anni fa, o quello della mamma di Motta Visconti, massacrata insieme ai due figli nel nome di un naufragio prima morale, poi matrimoniale. O ancora la vicenda di Federica, in […]

Wall of Dolls - OVS

Giornate di cronaca nera violenta, pervasiva. Giornate mediatiche e investigative all’insegna dell’orrore, con il caso riaperto della piccola Yara, morta di sevizie e di freddo quasi quattro anni fa, o quello della mamma di Motta Visconti, massacrata insieme ai due figli nel nome di un naufragio prima morale, poi matrimoniale. O ancora la vicenda di Federica, in arte Ginevra Hollander, pornostar uccisa dall’ex compagno e gettata in fondo al lago. Storie atroci, che in comune hanno la brutalità di padri, mariti, compagni, killer, mentitori. Assassini.
Di fatti come questi l’attualità italiana è scandalosamente satura. Storie di madri, figlie, sorelle, morte ammazzate per mano degli uomini. La legge sul femminicidio è stata approvata lo scorso anno dal governo Letta. Un neologismo specifico per un reato ritenuto speciale, in quanto a tipologia e frequenza. Un reato da combattere, a lungo termine, con le armi più affilate: cultura, educazione, emancipazione.
E intanto non mancano le iniziative di artisti, intellettuali, personaggi noti, volte a sensibilizzare l’opinione pubblica, spingendo le donne a tutelarsi e suggerendo agli uomini un’altra via. Oltre quell’idea di possesso che troppo spesso fagocita la ragione.

Yara Gambirasio
Yara Gambirasio

Anche il mondo del design dà un segnale, a Milano, in occasione della Settimana della Moda Uomo SS15, in programma dal 21 al 24 giugno. L’idea è di Jo Squillo, da anni alla guida di trasmissioni tv dedicate al fashion: Wall of Dolls nasce grazie a una collaborazione con Intervita, ONG che lavora per i diritti delle donne, dei bambini e delle persone disagiate. Un muro, letteralmente, fatto non di mattoni ma di bambole. Quello che le donne non sono.
Ampio il parterre. 50 brand internazionali, 16 Onlus e 20 donne tra artiste, giornaliste e scrittrici, insieme per una grande installazione in progress, a cui anche il pubblico potrà partecipare: presso il Centro Culturale di Via De Amicis 2, nei giorni della kermesse milanese, ognuno potrà portare una bambola, in segno di protesta contro il femminicidio. Tutte in bella vista su una parete, insieme a quelle realizzate dai marchi e gli special guest coinvolti: da Max Mara a Fausto Puglisi, da Laura Biagiotti a Versace, da Dimensione Danza a Costume National, da OVS a Mantù, da Alberta Ferretti a Stella McCartney. Fino a Lucia Annibali e Valentina Pitzalis, eroiche superstiti sfigurate dall’acido per mano del proprio compagno.
Nel 2013 la lista di donne italiane uccise per gelosia, possesso, prepotenza, ossessione erotica o affettiva, ha raggiunto quota 128. Omicidi che sono solo la punta di un macabro iceberg: secondo un rapporto Eures-ANSA, nel 2010 sono stati oltre 105.000 i reati di genere registrati, tra minacce, ingiurie, ferite, percosse, violenza sessuale e stalking. Numeri agghiaccianti, a cui si aggiunge l’immenso bacino di vittime prigioniere del silenzio. Coloro che subiscono, scegliendo di non denunciare.

– Helga Marsala

  • emanuela

    Imbarazzante!
    Non capisco come mai chi scrive l’articolo si limita a descrivere l’operazione evitando di commentarla e di offrire uno spunto critico.