Com’era, insomma, questa nuova performance di Marina Abramovic? La risposta in rete: ecco lo storify dedicato all’evento londinese

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  • angelov

    Che alla soglia dei 70 anni di età, un artista sia ancora in grado di sorprendere con qualcosa di nuovissimo, è una bella utopia a cui ognuno è disposto senz’altro a credere ancora possibile, per il bene dell’umanità nel suo insieme, e della sua imprevedibile ed ottimistica evoluzione.
    Ma purtroppo esistono dei precedenti, espressi appunto in alcune opere del nostro Manzoni ad esempio, il quale quando si rese conto della condizione mitico-esistenziale a cui era sottoposto il ruolo dell’artista-demiurgo, non esitò nel tentativo di demitizzarlo, di ricorrere appunto all’espediente delle famose e famigerate scatolette ermeticamente chiuse, ma a tutti note.
    Per non citare poi Duchamp con il quale, se fosse ancora tra di noi, si farebbe notte ma parlando solo di scacchi e di nient’altro…

  • Considerando che è Marina Abramovic, un pilastro della storia della performance, gli si può perdonare questa leggerezza, poi visto il valore di sostegno al famoso progetto del college, ben venga.

    Sicuramente è un segnale di un certo logoramento degli artisti lo stesso che si può vedere in questi giorni ad ArtBasel, vedi la sezione Unlimited, dove non si vede nulla di nuovo ma epigono dei lavori passati, un refren che segnala che il mondo è arrivato a nuovi cambiamenti e future rivoluzioni, già in corso, ma non ancora a tutti …

  • come ho già detto qualche giorno fa, mi piace l’assenza di oggetti d’arte, il concentrarsi solo sul soggetto… anche se l’avrei fatto fuori dalla gallery. così è troppo retorico.
    però mi piacerebbe andarci

  • C’era ho non c’era , ma come eravamo si tante ipotesi di situazioni abili ed inabili la vera forma dell’arte contemporanea la trasmette sempre il copo umano perché noi crediamo in essa , anzi siamo la sua specularieta’