Basel Updates: top & flop dalla Svizzera in questa art week Fieristica. Le cinque cose migliori e le cinque peggiori che abbiamo visto

    TOP KRISTOF KINTERA AL MUSEO TINGUELY Senza alcun dubbio, la miglior mostra presentata durante i giorni di Art Basel (al netto del “fuori concorso” Gerhard Richter alla Fondazione Beyeler). Si entra in un bazar in pieno stile H&M (non mancano lacerti della collezione disegnata da Madonna) e si esce dopo aver consultato qualcuna […]

Krištof Kintera al Museum Tinguely
Krištof Kintera al Museum Tinguely

 

 

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KRISTOF KINTERA AL MUSEO TINGUELY
Senza alcun dubbio, la miglior mostra presentata durante i giorni di Art Basel (al netto del “fuori concorso” Gerhard Richter alla Fondazione Beyeler). Si entra in un bazar in pieno stile H&M (non mancano lacerti della collezione disegnata da Madonna) e si esce dopo aver consultato qualcuna delle scatole-archivio e acquistato il catalogo-libro d’artista (ogni copia differente dalle restanti). Nel mezzo, una spettacolarità gaia ma non stucchevole, che dialoga in maniera matura e produttiva con le opere permanenti di Tinguely. Fra palme altissime formate da lattine di birra che sfondano le solette, colonne infinite di sacchi di cemento, assemblage monumentali di palle palline palloni, giganteschi essere antropomorfi composti da cavi elettrici e lampade d’ogni foggia, strutture fitomorfe che vibrano a causa di teste-mappamondi vibranti.

PAUL CHAN ALLO SCHAULAGER
Consacrazione museal-monumentale per Paul Chan, che segue a ruota Steve McQueen nelle sale dello Schaulager, centro espositivo e “magazzino” della collezione Laurenz alla periferia sud di Basilea, nell’edificio realizzato appositamente da Herzog & de Meuron. C’è tutto di questa fulminante carriera ventennale: i disegni a carboncino e i video, le animazioni con le ombre e – in versione completa – la gigantesca quadreria di copertine libresche vista all’ultima Documenta. E poi chilometri di cavi elettrici che attraversano il basement del museo, a collegare installazioni altrettanto spettacolari, con un allestimento come di consueto perfetto. Dal punto di vista editoriale, si conferma l’impegno dello Schaulager: catalogo importante, con le foto dell’exhibition view inserite a tempo di record; volume dei Selected Writings dell’artista dal 2000 al 2014; coedizione (insieme alla Badland dello stesso Chan) del New New Testament da cui prende vita l’installazione delle copertine di cui sopra.

ARIEL SCHLESINGER ALLA KUNSTHAUS BASELLAND
Siamo alla Kunsthaus Baselland, a pochi passi da The solo project, l’ultima nata tra le fiere collaterali. Due le mostre che propone il centro d’arte: gli interventi “architettonici” di Sarah Oppenheimer su un’ala del museo e, soprattutto, la personale di Ariel Schlesinger. Israeliano di stanza a Berlino, classe 1980, qui allestisce la sua più ampia monografica istituzionale: rarefatta, ma senza scadere nel concettuale degli oggettini sparsi su pavimenti e pareti; intelligente, ma senza doversi appigliare a 3-4 cartelle di didascalia per ogni opera. E dire che, sulla carta, le premesse erano delle più pericolose: oggetti del quotidiano defunzionalizzati e rifunzionalizzati.

14 rooms - damien hirst
14 rooms – damien hirst

14 ROOMS NELLA HALL 3
Siamo all’interno del circuito di Art Basel, che quest’anno propone – fra le tante sezioni distaccate, da Unlimited a Parcours – anche questa mostra articolata in 14 stanze più due supplementi. Ne abbiamo parlato in un updates apposito e qui lo ribadiamo: è la novità più interessante e meglio riuscita. Format chiaro, allestimento pulito, in linea con una edizione molto “performativa” della fiera, allinea senza spocchia una breve storia della performance, da Bruce Nauman in avanti. Con i nomi imprescindibili di almeno due generazioni (da Marina Abramovic a Tino Sehgal). In gran parte già viste altrove? Sicuramente, ma una fiera non è fatta solo per i globetrotter dell’arte, e men che meno una mostra ad essa collegata. Peccato soltanto per la quindicesima stanza occupata da Wolfson: un visitatore alla volta per una performance che dura una ventina di minuti significa “fully booked” costantemente e inevitabilmente.

Volta 2014, Basel
Volta 2014, Basel

VOLTA SHOW
Siamo alla fine dell’anno “accademico”, e si arriva con una certa stanchezza. E la chiusura è in mano alla regina mondiale delle fiere. Per di più, come detto poco sopra, la main fair non è solo enorme e sfiancante, ma offre pure innumerevoli addentellati. Il risultato è che le fiere “collaterali” – tranne forse Liste, che però è di proprietà di Art Basel – sono semideserte. Anche per questo a Basilea non c’è il profluvio al quale si assiste ad esempio a Miami. Peccato per fiere come Volta, che mantengono un livello alto, con gallerie di ottima caratura e progetti espositivi curati e validi. E dove gli spazi italiani (da Poggiali e Forconi a Laura Bulian) sono tra i migliori.

FLOP

ART UNLIMITED
La fiera del cartongesso. Pensate a qualche edizione di Unlimited di anni e anni fa: poche enormi installazioni libere in uno spazio gigantesco. Ecco, non è più così. Le installazioni non sono più tali (ce ne sono, ma affiancate da quadretti, disegnetti, pitturine e tanti, tanti video che qui appaiono quasi sempre fuori luogo) e quando ci sono e sono di valore (Sterling Ruby, Pascal Martine Tayou ad esempio) sono costrette in una gabbia di cartongesso che rende impossibile vederle da lontano, o apprezzarle dall’alto, o giudicarle in rapporto alle altre opere. Insomma Unlimited, sezione geniale inventata anni fa da Art Basel, non è più il luogo dove vedere lavori colossali che è impossibile vedere in qualsiasi altra kermesse fieristica, bensì una sezione della fiera del tutto normale (78 quest’anno le opere), solo con qualche spazio aperto in più. Peccato.

La quantità di cartongesso ad Unlimited
La quantità di cartongesso ad Unlimited

MUSEO DELLE ARTI ELETTRONICHE
Non saranno stati contenti gli appassionati che si sono spinti fino alle estremità meridionali dell’agglomerato di Basilea per vedere la mostra alla Casa delle Arti Elettroniche. Una esposizione collettiva un po’ confusa giocata sulla banale idea che gli artisti avrebbero del futuro. In spazi tutt’altro che all’altezza e con un allestimento poco attento. Per fortuna che, come vi abbiamo raccontato, questo centro sta per inaugurare le sue nuove volumetrie.

DESIGN MIAMI\BASEL
Non è che sia andata male Design Miami\Basel. Anzi: la fiera era bella, molto più charmante della sua edizione originaria a Miami. Il fatto è che fatica ad affermarsi, anzi indietreggia, l’idea di poter affiancare ad una grande fiera d’arte, una rassegna di design. Il design ha la sua fiera globale e mondiale a Milano, ad aprile, e questo è. Tutto il resto deve adeguarsi. E Design Miami si sta adeguando. Come? Virando tutto sull’arte e sull’art-design (ne parliamo sul nostro magazine cartaceo). Quest’anno, ad esempio, la nuova sezione Design at Large puntava su grandi installazioni. Addirittura alcune gallerie presenti erano gallerie d’arte che per partecipare alla fiera esponevano i designer che trattano. E quasi tutte le gallerie di gioielli avevano in stand pezzi di alto artigianato pensati da artisti. Dunque il design che passa è solo quello che in qualche modo si ‘piega’ all’arte, per tutto il resto vedere alla voce Salone del Mobile.

CHARLES RAY
Tante bellissime mostre nei musei di Basilea. Non si può dire lo stesso della personale dello scultore americano Charles Ray negli spazi del Kunstmuseum e nel distaccamento del museo dedicato all’arte giovane (il Gegen) in un ex mulino un poco più a valle. Le opere importanti ci sono, chiaramente, ivi compreso il famoso ragazzo che tiene la rana di proprietà di Monsieur Pinault e esposto a lungo e tra mille polemiche a Punta della Dogana a Venezia. Tuttavia la mostra non parte, non decolla, non risulta avvincente o emozionante, non insegna nulla su questo grande artista e annoia.

Scope 2014, Basel
Scope 2014, Basel

SCOPE
La peggiore tra le sei fiere collaterali di Art Basel. Assolutamente non all’altezza delle altre. Con in più anche qualche problema di raggiungibilità e di segnaletica in città. La rassegna appare in difficoltà nel compito – non facile, intendiamoci – di evitare clamorose cadute di stile. Insomma: cose interessanti non mancano, ma vanno individuate nell’ambito di un caos visivo che non aiuta, che magari può divertire, ma affatica, e che nasconde quanto di buono c’è negli espositori più interessanti.