Basel Updates. Idee semplici, massimi risultati. Lo stile Obrist funziona anche su 14 Rooms, la mostra dedicata alla performance ad Art Basel

Il primo sponsor – insieme ad Art Basel e al Theater Basel – è la Fondazione Beyeler; i curatori sono Klaus Biesenbach (direttore del MoMA PS1 e capo curatore del MoMA) e Hans-Ulrich Obrist (condirettore della Serpentine Gallery di Londra). Parliamo di 14 Rooms, format tutto dedicato alla performance che, dopo alcune edizioni solo parrzialmente omologhe […]

Il primo sponsor – insieme ad Art Basel e al Theater Basel – è la Fondazione Beyeler; i curatori sono Klaus Biesenbach (direttore del MoMA PS1 e capo curatore del MoMA) e Hans-Ulrich Obrist (condirettore della Serpentine Gallery di Londra). Parliamo di 14 Rooms, format tutto dedicato alla performance che, dopo alcune edizioni solo parrzialmente omologhe andate in scena a partire dal 2011 da Manchester a Sidney, ora approda ad Art Basel. Allestimento firmato da Herzog & de Meuron per una hall candida attorniata da 14 porte a specchio che si aprono su altrettante stanze occupate ognuna da un’azione. Molte le opere storiche (da Bruce Nauman a Tino Sehgal, da Damien Hirst a Marina Abramovic), con le bonus track in forma di Epilogo (il robot danzante di Jordan Wolfson, opera del 2014) e Archivio (un lavoro irrealizzato di John Baldessari). Al netto del fatto che i biglietti sono specifici per la mostra, che l’apertura risale al 14 giugno, che ci si trova all’interno dell’area fieristica ma in una hall dedicata, è la novità principale di questa edizione di Art Basel.– Marco Enrico Giacomelli

www.14rooms.net

 

CONDIVIDI
Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • pinoBarillà

    Due sono gli oggetti mancanti !
    L’edificio in grado di veicolare l’arte e l’artista in questo nuovo secolo. Allo stesso modo i curatori sono privi dello strumento necessario per poter analizzare il materiale artistico.

    Le installazioni, dalle più semplici a quelle più tecnologiche, non si sono mai evolute dagli anni 70 a oggi, anzi sono in continua reiterazione. Questo discorso vale anche per tutti i linguaggi dell’arte che rincorrono un’infinita ripetizione, chiusi nel mezzo tecnico del singolo linguaggio.