Annalisa Fulvi e Livia Oliveti vincono a Milano il premio Griffin: seconda edizione per la puntata italiana del contest per giovani artisti

Si inserisce nel filone un po’ confuciano del “niente fiori ma opere di bene” il premio Griffin, contest per artisti che spaziano dal giovane al giovanissimo, battezzato dall’azienda che detiene alcuni tra i marchi più noti di forniture tecniche per pittori e dintorni (Winsor & Newton, Liquitex, Conté à Paris). Una competizione che ama definirsi […]

L'opera con cui Annalisa Fulvi vince il premio Griffin

Si inserisce nel filone un po’ confuciano del “niente fiori ma opere di bene” il premio Griffin, contest per artisti che spaziano dal giovane al giovanissimo, battezzato dall’azienda che detiene alcuni tra i marchi più noti di forniture tecniche per pittori e dintorni (Winsor & Newton, Liquitex, Conté à Paris). Una competizione che ama definirsi utile: non che eventuali soldi non lo siano, ma puntando a incoraggiare chi da poco è uscito dalle aule dell’accademia – o chi ancora le frequenta – l’accento si sposta sull’esperienza, l’occasione, l’opportunità di toccare con mano la materia. Di giocare, forse per la prima volta, con i grandi.
Un migliaio i candidati, dieci i finalisti equamente divisi in due categorie: gli Studenti, in gara per una personale nello spazio espositivo dell’Università Bocconi e materiali per un valore di mille euro; gli Artisti emergenti, under 35 diplomati non prima del 2009, chiamati a giocarsi una residenza di tre mesi in Bretagna, la partecipazione alla prossima collettiva che il premio organizza nella sua vetrina londinese e un un’altra ricca serie di attrezzi del mestiere.
Determina i vincitori della seconda edizione italiana del premio – che vive anche di una versione inglese – la giuria guidata da Ivan Quaroni e composta da Flavio Arensi, dal presidente del Comitato Arte della Bocconi Severino Salvemini, dai galleristi Rebecca Pelly Fry (direttrice della Griffin Gallery) e Matteo Lorenzelli, dal fondatore de Les Ateliers du Plessix Madeuc Olivier Dupuy. Concordi nell’incoronare alla Fabbrica del Vapore di Milano, dove le opere finaliste restano in mostra fino al 26 giugno, Livia Oliveti e Annalisa Fulvi. L’una, al secondo anno di scultura alla RUFA di Roma, presenta i suoi pattern materici di cruda essenzialità, cromatismi tattili che trovano nell’inedita superficie di pannelli in polistirolo armonie straordinariamente efficaci; l’altra, laureata in pittura a Brera nel 2011, condensa su tela le tensioni e le pulsioni di metropoli in crisi di identità. Con efficace tempismo, considerate le paranoie in salsa Expo 2015…

– Francesco Sala

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.