A Sarajevo il museo Ars Aevi si realizzerà grazie all’Italia: finanziamenti governativi e dello sponsor illy Caffè. Mentre a casa nostra i musei muoiono lentamente…

Ne avevamo parlato meno di un anno fa, con un’intervista al direttore Enver Hadziomerspahic, a Venezia per una mostra dedicata all’amicizia. Poi ancora a ottobre scorso, incrociando lo stesso Enver – sempre in viaggio a promuovere la sua creatura – in occasione dell’inaugurazione del Camusac di Cassino. La creatura di cui si parla è l’Ars […]

Ne avevamo parlato meno di un anno fa, con un’intervista al direttore Enver Hadziomerspahic, a Venezia per una mostra dedicata all’amicizia. Poi ancora a ottobre scorso, incrociando lo stesso Enver – sempre in viaggio a promuovere la sua creatura – in occasione dell’inaugurazione del Camusac di Cassino. La creatura di cui si parla è l’Ars Aevi, il museo d’arte contemporanea di Sarajevo, nato nel 1994 e presentato nella 45ma edizione della Biennale di Venezia. Costituito in piena guerra come forma di resistenza culturale, con una collezione di circa 150 opere di artisti come Joseph Beuys, Marina Abramovic, Michelangelo Pistoletto, Braco Dimitrijević, Jannis Kounellis, Joseph Kosuth.
Nato senza una sede, l’Ars Aevi sta da tempo progettando la realizzazione un edificio museale disegnato da Renzo Piano. Ora questo sogno potrebbe divenire una realtà grazie a… un caffè. Nei giorni scorsi infatti illy, la multinazionale triestina del settore notoriamente attivissima in ambito creativo, ha lanciato un’edizione limitata delle sue tazzine d’arte progettate per Ars Aevi dall’artista – nativo proprio di Sarajevo – Dean Jokanovic Toumin. La speciale illy art collection sarà venduta in tutto il mondo, ed i proventi destinati al futuro museo. Una mostra temporanea dell’Ars Aevi è stata del resto inaugurato a Sarajevo nel mese di febbraio sempre per iniziativa italiana, dopo che il governo ha contribuito con un milione dollari attraverso l’Unesco.
Sono felice e triste allo stesso tempo“, ha dichiarato Hadziomerspahic alle agenzie: “felice che ci si stia muovendo per il futuro del museo, ma triste per il fatto che è l’Italia, e non i nostri politici, a farsi parte attiva per promuovere il progetto“.

www.arsaevi.ba

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Eve

    se muoiono ci sarà un motivo