William Kentridge superstar. Videointervista esclusiva di Artribune, fra il pubblico oceanico arrivato a San Giovanni Maggiore, a Napoli, per il talk dell’artista…

Pochi sono gli artisti che riescono a guadagnare anche le folle alla ricerca contemporanea: William Kentridge è uno di questi. Nell’impareggiabile cornice della Basilica di San Giovanni Maggiore, coacervo di stili e testimonianze a cavallo tra i secoli, non erano oggi solo studenti o i soliti addetti ai lavori a fare da spettatori affascinati alla […]

Pochi sono gli artisti che riescono a guadagnare anche le folle alla ricerca contemporanea: William Kentridge è uno di questi. Nell’impareggiabile cornice della Basilica di San Giovanni Maggiore, coacervo di stili e testimonianze a cavallo tra i secoli, non erano oggi solo studenti o i soliti addetti ai lavori a fare da spettatori affascinati alla conferenza del Maestro, a cura della docente dell’Università Orientale Maria De Vivo. Analogico e digitale, figura, archetipi, citazioni multiculturali, intermedialità. Il suo poliedrico carisma creativo ha incollato occhi e silenzi – competenti o semplicemente curiosi, ma indistintamente affascinati – all’artista, in una avvincente cavalcata di video, statements e retroscena.

“Lo studio è un luogo di esistenza”, asserisce Kentridge, che in botta e risposta col pubblico svela anche di sentire “una vicinanza all’arte africana precoloniale”. Mentre si attende per oggi – 6 maggio – l’opening della mostra nella sede partenopea di Lia Rumma, gustatevi un piccolo assaggio del talk e, solo per le telecamere di Artribune, una dichiarazione concessa nonostante l’assedio di pubblico, dove il Maestro commenta una sua sintesi, di qualche tempo fa, sulla sua ricerca: “tutto inizia, tutto finisce nella linea. L’unica realtà è l’impermanenza”.

– Diana Gianquitto

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Diana Gianquitto
Sono un critico, curatore e docente d’arte contemporanea, ma prima di tutto sono un “addetto ai lavori” desideroso di trasmettere, a chi dentro questi “lavori” non è, la mia grande passione e gioia per tutto ciò che è creatività contemporanea. Collaboro stabilmente con Artribune dal suo nascere, dopo aver militato fino al 2011 in Exibart. Curo rassegne, incontri, mostre, corsi, workshops e seminari in collaborazione, tra gli altri, con il Pan – Palazzo delle Arti Napoli, il Forum Universale delle Culture 2010, la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, l’Università Parthenope e le gallerie Overfoto e Al Blu Di Prussia. Sono da anni ideatrice, curatrice e docente di corsi e laboratori di avvicinamento all’arte contemporanea in numerosi enti culturali, condotti secondo una metodica sperimentale da me ideata che sintetizzo sotto il label di CCrEAA - Comprensione CReativa e Empatico Ascolto dell'Arte e che mira a promuovere un ascolto empatico dell’arte allo scopo di una sua comprensione, comunicazione, divulgazione e veicolazione più profonda e incisiva. La mia ricerca è orientata in particolare verso le forme espressive legate alle tecnologie digitali, all’immateriale, alla luce e all'evanescenza, a un’evocazione di tipo organico, a una ricognizione olistica del senso antropico ed esistenziale capace di armonizzare indagine estetica, sensoriale, cognitiva, emotiva e relazionale. [ph: Giuliana Calomino (particolare)]