Road to Singapore: videointervista al direttore di MIA, Fabio Castelli, che spiega perché la fiera della fotografia di Milano raddoppia in Asia

Il sipario su Milano si è appena alzato ed è ancora lontano dal calare, con un lungo week-end tutto da affrontare. Ma è già tempo di pensare a un futuro più che prossimo praticamente immediato: incontriamo nei corridoi di Superstudio Più Fabio Castelli, ideatore e direttore di MIA Fair. E prima ancora di chiedergli come […]

Fabio Castelli

Il sipario su Milano si è appena alzato ed è ancora lontano dal calare, con un lungo week-end tutto da affrontare. Ma è già tempo di pensare a un futuro più che prossimo praticamente immediato: incontriamo nei corridoi di Superstudio Più Fabio Castelli, ideatore e direttore di MIA Fair. E prima ancora di chiedergli come stanno andando la quarta edizione della sua fiera della fotografia finiamo a parlare dell’impegno che lo attende il prossimo autunno, con l’esordio della versione asiatica della rassegna. Fari puntati su Singapore, dove MIA andrà in scena arricchita da una consonante: quella D che sta per “design”, simbolo ed eccellenza di un made in Italy che per target commerciale risulta per Castelli troppo affine alla fotografia per non tentare l’accoppiata.

Singapore batte Hong Kong, Tigre asiatica considerata troppo “cinese” e quindi poco orientata ad un’offerta occidentale; ma ha la meglio anche sulle altre piazze prese in considerazione per un salto verso l’estero che era comunque tra gli obiettivi da perseguire. Troppa la concorrenza su Miami, che nel periodo caldo di Art Basel annovera una mole tale di fiere collaterali da sconsigliare il tuffo nella mischia.
Quali novità avrà la versione asiatica di MIA rispetto a quella italiana? Innanzitutto le dimensioni degli stand, calcolate per dare l’opportunità agli espositori di uscire dal discorso monografico, prevalente a Milano, e concentrarsi su due o più artisti. Una forma di tutela per chi si sobbarca i costi di una trasferta comunque impegnativa: “portare un solo artista e sbagliarlo significa fare un salto senza rete di protezione. Vogliamo provare a darne noi almeno un pezzetto!”.

Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.