Pace fatta tra il sindaco di Graz e il direttore artistico della utopica Kunsthaus cittadina? Non proprio, solo un equilibrio molto precario in attesa di risultati. Concreti!

Ha rischiato grosso la Kunsthaus di Graz, l’utopica creatura degli Archigram Peter Cook e Colin Fournier, fulcro di mostre e di eventi artistici di notevole interesse sotto la guida del direttore artistico Peter Pakesch. Ma, almeno momentaneamente, il rischio sembra rientrato. Quale rischio? Lo abbiamo raccontato qualche giorno fa, rievocando al tempo stesso le circostanze […]

Ha rischiato grosso la Kunsthaus di Graz, l’utopica creatura degli Archigram Peter Cook e Colin Fournier, fulcro di mostre e di eventi artistici di notevole interesse sotto la guida del direttore artistico Peter Pakesch. Ma, almeno momentaneamente, il rischio sembra rientrato. Quale rischio? Lo abbiamo raccontato qualche giorno fa, rievocando al tempo stesso le circostanze della nascita della Kunsthaus; circostanze profondamente connesse alla storia recente della città, annoverata tra le capitali europee della cultura e insignita dall’Unesco del titolo di Patrimonio dell’Umanità (vedi articolo). In breve, le unilaterali affermazioni del sindaco Siegfrid Nagl, di voler cambiare tutto nella gestione dei programmi artistico-culturali di questa istituzione museale, perché giudicati troppo di nicchia, visto il calo dei visitatori, hanno prodotto una levata di scudi degli ambienti internazionali dell’arte. E come conseguenza, il sindaco ha dovuto retrocedere dalle sue intenzioni “populiste”, optando per una trattativa morbida con la direzione artistica. Le due parti antagoniste hanno studiato un piano di cooperazione che prevede strategie condivise per portare almeno a centomila gli attuali 63mila visitatori. Da un lato, la disponibilità del sindaco a elargire finanziamenti supplementari per grandi mostre, in modo da attirare un largo pubblico; dall’altra, una politica di gestione finalizzata alla cessione in affitto del pianterreno dell’edificio con la cooperazione di sponsor ed esperti.
In altri termini, per evitare l’addio di Pakesch e una prevedibile uscita della Kunsthaus di Graz dal palcoscenico dell’arte internazionale, si sono mossi da tutto il mondo autorevoli personaggi della cultura, direttori di musei e di giornali, ma anche cittadini comuni, con lettere di solidarietà e di sostegno. Qualche nome? Adam Szymczyk (direttore artistico della documenta 14, Kassel), Martin Hatebur (presidente della Kunsthalle Basel), Yehuda Emmanuel Safran (direttore dipartimentale alla Columbia University, New York), Verena Formanek (senior manager al Guggenheim Abu Dhabi Museum Project),Karola Kraus (direttore del MuMok, Vienna), Sabine Haag (direttore generale del Kunsthistorisches Museum, Vienna); insomma, una cospicua lista in cui non mancano nomi italiani, come quello di Laura Cherubini (vicepresidente del Madre, Napoli, nonché docente di Storia dell’arte all’Accademia di Brera, Milano), Mario Codognato (curatore capo alla 21er Haus, Vienna), Luca Lo Pinto (curatore alla Kunsthalle, Vienna). Poi, a suo modo, s’è fatto vivo (vedi foto) pure l’artista Ai Weiwei

– Franco Veremondi