Morto Cornelius Gurlitt, il custode del tesoro d’arte dei nazisti. Con lui scompaiono le possibilità di fare chiarezza: e la vicenda si tinge di giallo…

Di mezzo c’è un morto, per cui il rispetto e la sobrietà sono obbligatori. Eppure, c’è da scommettere che questa vicenda darebbe – e magari darà? – molto materiale a investigatori e anche a scrittori a caccia di misteri e thriller. Già, perchè il morto di cui si parla è Cornelius Gurlitt, ovvero l’anonimo anziano […]

Cornelius Gurlitt

Di mezzo c’è un morto, per cui il rispetto e la sobrietà sono obbligatori. Eppure, c’è da scommettere che questa vicenda darebbe – e magari darà? – molto materiale a investigatori e anche a scrittori a caccia di misteri e thriller. Già, perchè il morto di cui si parla è Cornelius Gurlitt, ovvero l’anonimo anziano signore che, nell’altrettanto anonimo suo appartamento di Schwabing, sobborgo di Monaco di Baviera, conservava il cosiddetto “tesoro d’arte dei nazisti”, scoperto nel novembre scorso. Circa 1.500 opere accantonate dal nazisti, in parte perché trafugate a collezionisti ebrei, in parte perché appartenenti a quella “arte degenerata” tanto osteggiata dal regime: artisti come Beckmann, Chagall, Dix, Klee, Kokoschka, Liebermann, Kirchner, Marc, Matisse, Nolde, Picasso.
Già questo basta ad alimentare le fantasie di tanti storici o sceneggiatori. Ma sono anche le modalità della dipartita a prestarsi ad interpretazioni: operato al cuore, dopo una settimana di ospedale Gurlitt avrebbe chiesto di tornare a casa, proprio in quell’appartamento di Schwabing al centro delle indagini. Magari – e qui siamo noi a prenderci una libertà interpretativa – spinto da qualcuno ansioso di “sistemare” la questione. L’ottantunenne Gurlitt, nullafacente sconosciuto al fisco tedesco, privo di pensione e persino di assistenza sanitaria, aveva recentemente accettato un esame della collezione per determinare quali opere potessero avere origini illegali, e quindi di restituire queste opere saccheggiate dai nazisti ai loro proprietari o ai discendenti dei proprietari. Pare che l’accordo vincoli anche gli eredi di Gurlitt: ma il ministero della Giustizia bavarese ha già fatto sapere che sarà molto difficile stabilire chi siano i legittimi eredi, e quindi dare compimento alle restituzioni…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.