Milano: dopo quella intitolata a Gae Aulenti ecco piazza Alvar Aalto e piazza Lina Bo Bardi. Fotogallery dall’apertura dell’area Porta Nuova Varesine

“Non è un’operazione solo immobiliare, ma anche culturale”. Difficile dare torto all’amministratore delegato di Hines Italia Manfredi Catella, raggiante nel consegnare a Milano la rinnovata area delle Varesine. Il maltempo fuoristagione dipinge lo skyline della Città che Sale di nuance nordeuropee: e potresti in effetti essere a Rotterdam o Glasgow, Copenaghen o Berlino mentre passeggi […]

Milano, Porta Nuova Varesine

“Non è un’operazione solo immobiliare, ma anche culturale”. Difficile dare torto all’amministratore delegato di Hines Italia Manfredi Catella, raggiante nel consegnare a Milano la rinnovata area delle Varesine. Il maltempo fuoristagione dipinge lo skyline della Città che Sale di nuance nordeuropee: e potresti in effetti essere a Rotterdam o Glasgow, Copenaghen o Berlino mentre passeggi sul green carpet steso a sottolineare i novecento metri di percorso pedonale che scorrono dalla Diamond Tower fino a Piazza XXV Aprile. Scavallando via Melchiorre Gioia grazie al ponte pedonale che accompagna a piazza Gae Aulenti e, da qui, fino a Corso Como; unendo in un unico tessuto urbano l’Isola, l’area di Porta Garibaldi, la Stazione Centrale e il cuore della città.
Con oltre 40mila quadri di superficie riqualificata – il 75% della quale a uso pubblico – la zona di Porta Nuova si candida ad essere nuovo punto da segnare sulla mappa di una città più che mai policentrica. Magari in competizione con il romantico ma retrò Quadrilatero della Moda: molto più che una cortesia da buoni vicini di casa la partecipazione di Franca Sozzani alle celebrazioni per l’apertura dell’area; è lei a battezzare The Italian Way, mezzo secolo di fashion vissuto attraverso le copertine e le pagine di Vogue Italia, riprodotte sulle pareti dei grattacieli che costellano il tragitto. Dalla neonata piazza Lina Bo Bardi, con affaccio su via Galilei, a un altro spiazzo fresco di intitolazione da archistar: prende il nome di Alvar Aalto lo snodo pedonale che immette al ponte su Melchiorre Gioia, e che domina dall’alto la via dedicata a un altro grande creativo, il designer Joe Colombo. Alta tecnologia, eco-sostenibilità, paesaggio urbano aggiornato, spazi sopiti tornati a pulsare; un lavoro che si smarca dalla natura puramente speculativa e diventa facilitatore per un effetto domino: la freschissima apertura del ristorante di Andrea Berton all’ombra della torre residenziale Solaria – la più alta d’Italia – è conferma di una zona che non vuole essere dormitorio di lusso, ma luogo vitale e pulsante.
“Con questa apertura abbiamo vinto una tappa, ora c’è da arrivare primi alla fine del Giro”: metafora ciclistica per il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che nel pieno della bufera su Expo si consola con la serenità di un progetto che piace e convince. Ma che, considerata l’iniziativa prevalentemente privata, è stato per il Comune come farsi tirare la volata per un arrivo in pianura. Adesso tocca a Rho: e lì le pendenze sono più in stile Pordoi.

Francesco Sala

 


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.