Italiani in trasferta. Esporre sulla facciata del MIT di Cambridge, dopo avervi lavorato con Antoni Muntadas. Accade a Studio++, ecco le immagini

È visibile in questi giorni sulla facciata di uno degli edifici del Massachusetts Institute of Technology (MIT), a Cambridge, l’ultima opera del trio italiano Studio++, frutto di un periodo di studi di Fabio Ciaravella presso il dipartimento di Art, Culture and Technology (ACT), sotto la guida di Antoni Muntadas e Gediminas Urbonas. Con la consueta […]

È visibile in questi giorni sulla facciata di uno degli edifici del Massachusetts Institute of Technology (MIT), a Cambridge, l’ultima opera del trio italiano Studio++, frutto di un periodo di studi di Fabio Ciaravella presso il dipartimento di Art, Culture and Technology (ACT), sotto la guida di Antoni Muntadas e Gediminas Urbonas. Con la consueta estetica asciutta ed essenziale, il lavoro propone una sfida percettiva per lo spettatore, invitato a riscoprire una (im)possibile intimità dentro allo spazio pubblico. Come notano gli artisti, “l’equilibrio tra immagine ‘rumorosa’ e suono ‘velato’ vuole riportare all’esperienza di qualcosa che esiste nella nostra esperienza pubblica ma si cela dietro il rumore e la distrazione”.
In una prima fase, il progetto prevedeva una serie di interventi performativi, chiedendo alla gente per strada di respirare dentro un megafono (scelto non a caso come simbolo dell’azione politica e della rivendicazione). Il successivo passaggio rovescia il processo, attraverso l’installazione video-sonora: l’intimità rivendicata diviene percepibile solo attraverso un atto di dedizione, quando ci si avvicina abbastanza per percepire il respiro celato dietro uno slogan squillante. L’opera resterà visibile a Cambridge fino al 5 maggio, ma da qui si sposterà in diverse capitali europee: la prossima tappa a luglio sarà Madrid. Noi intanto vediamo qualche immagine nella fotogallery…

– Simone Rebora

www.studioplusplus.com

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.