Chi sono i We-Traders? Risponde la mostra da Toolbox a Torino: una rete europea di artisti, designer e semplici cittadini, buone pratiche anti-crisi. Ecco le immagini dell’opening

Da oggi compare una nuova parola nel vocabolario: We-Traders. Chi sono? Cittadini, architetti, designer, artisti, agricoltori, fashion e web designer, scrittori, professionisti e attivisti che vogliono prendersi cura dello spazio nel quale vivono e lo vogliono condividere. La società attuale fa ancora fatica a riconoscerli, a dare una definizione del loro lavoro perché si tratta […]

Da oggi compare una nuova parola nel vocabolario: We-Traders. Chi sono? Cittadini, architetti, designer, artisti, agricoltori, fashion e web designer, scrittori, professionisti e attivisti che vogliono prendersi cura dello spazio nel quale vivono e lo vogliono condividere. La società attuale fa ancora fatica a riconoscerli, a dare una definizione del loro lavoro perché si tratta di pratiche ibride che inglobano diverse discipline. Ma ora c’è chi tenta di raccontare le innumerevoli esperienze di coworking, cohousing, nuovi modelli d’informazione e cultura, pratiche innovative di architettura, arte, design e agricoltura urbana che proliferano non solo in Italia, ma in tutta Europa, mettendo in rete 25 realtà provenienti da Berlino, Lisbona, Madrid, Tolosa e Torino. Lo fa la mostra itinerante e work in progress che si inaugura il 15 maggio alle 18 a Torino: We-Traders. Cedo crisi, offro città, promossa e organizzata fino al 15 giugno dal Goethe-Institut su idea di Angelika Fitz e Rose Epple e co-curata, nell’edizione italiana, da a.titolo.
Perché prima di approdare nei 9mila mq del complesso industriale vicino alla ferrovia dove ha sede Toolbox, lo spazio torinese di coworking che, per l’occasione, ha aperto al pubblico un’enorme sala adibita normalmente a magazzino, la mostra è stata a gennaio al Matadero di Madrid, raggiungendo la cifra record di quasi 20mila visitatori. Le prossime tappe saranno Berlino, Lisbona e Tolosa, e l’evento assumerà in ogni città che lo accoglie un’identità diversa. A Torino si presenta come una piattaforma discorsiva che fino al 31 maggio si animerà di incontri, intorno al grande tavolo Love Difference di Michelangelo Pistoletto, di realtà come Campo de Cebada, iniziativa di appropriazione creativa da parte di un gruppo di cittadini di un cantiere abbandonato nel centro di Madrid, vincitrice nel 2013 della Biennale di Architettura spagnola, oppure come gli Allmende Kontor di Berlino, noti per aver creato un orto collettivo nell’ex aeroporto di Tempelhof, e come la Casa del Quartiere di San Salvario, vincitori insieme alla rete delle Case di Quartiere torinese del Premio per la cultura Che Fare 2014. Si potranno vedere le proiezioni del Piccolo Cinema, la creatura dei gemelli De Serio composta da filmmakers e abitanti del quartiere Barriera di Milano, piuttosto che imparare a coltivare un orto sul balcone di casa, ballare Lindy Hop, ma anche contribuire a lanciare nuove proposte per spazi e progetti futuri tramite open call e dibattiti.
In mostra ci saranno anche opere di artisti che da tempo, si misurano con le nozioni di democrazia e di futuro. La coppia Andrea Caretto e Raffaella Spagna proporrà un’azione di rivitalizzazione di organismi vegetali nell’ambito del progetto Esculenta Lazzaro (2007) che farà letteralmente “fiorire” il mercato a partire dalla raccolta di scarti di ortaggi portati dai visitatori. Lo scambio di sogni è invece il tema di Dreams’ Time Capsule (2011), un progetto nomade di Eva Frapiccini: all’interno di una suggestiva architettura gonfiabile, nei giorni dell’opening, ognuno potrà raccontare un proprio sogno che verrà registrato e catalogato entrando a far parte di una grande raccolta di sogni collettivi. Nasce dall’idea di archivio anche l’opera di Stefano Boccalini, ideata in collaborazione con lo Studio Ghigos Design. Archivio mobile (2008) è un carretto a pedali pensato per il quartiere multietnico di San Salvario a Torino e che in mostra raccoglierà e distribuirà idee e proposte. Intanto, ecco un po’ di immagini della mostra che abbiamo visto in anteprima…

– Claudia Giraud

www.goethe.de/wetraders