Berlin Updates: un po’ area talk un po’ area relax il Crash Pad di Andreas Angelidakis, memoria di tutte le crisi greche

Mai aspettativa è stata così smentita, ribaltata, stravolta in senso radicale. Annunciano la presenza di Andreas Angelidakis alla Biennale di Berlino, non come “semplice” artista ospite ma come titolare di un progetto extra; riconosci nel suo lavoro una natura spiccatamente mimetica, con interventi di architettura utopista a reinventare contesti storici e storicizzati, renderizzando il futuro […]

Mai aspettativa è stata così smentita, ribaltata, stravolta in senso radicale. Annunciano la presenza di Andreas Angelidakis alla Biennale di Berlino, non come “semplice” artista ospite ma come titolare di un progetto extra; riconosci nel suo lavoro una natura spiccatamente mimetica, con interventi di architettura utopista a reinventare contesti storici e storicizzati, renderizzando il futuro grazie alle nuove tecnologie. Sai che il tema proposto è quello di una riflessione sull’abbraccio tra Storia collettiva e individuale, vedi che più di un artista ha scelto le dinamiche urbane della stessa Berlino come campo nel quale muoversi, e io tutto nel marasma di polemiche varie su gentrificazione e dintorni.
Tutto gioca, insomma, perché il Crash Pad proponga una reinvenzione dello spazio in senso monumentale, magari sulla falsariga di quanto accaduto in occasione della terza Biennale di Salonicco, con Angelidakis a pixelare la celebre Torre Bianca simbolo della città. E invece no. Di intervento architettonico si tratta, ovviamente, ma siamo più sull’interior design: sempre e comunque in salsa greca. Il padiglione è completamente rivestito di tappeti, rimando ad una tradizione ottomana che si rivela conflittuale con l’anima ellenica, scontro di civiltà significato in modo didascalico dall’erezione di colonne disseminate nello spazio. Tappeti e colonne, simboli di una identità stuprata nel corso di quella che Angelidakis definisce “europeizzazione” della Grecia, riferendosi alle trasformazioni avvenute nel Paese a inizio Novecento; richiamo storico che, naturalmente, funziona da precedente e nell’alludere alla traumatica prima bancarotta della neonata repubblica – eravamo nel 1893 – ricorda gli avvenimenti più recenti.
Ma cosa succede, insomma, nel Crash Pad? Tutto e niente. L’ambiente è offerto come seducente area talk ma anche come spazio relax, salottino dove incontrarsi e discutere. Questo l’invito di Angelidakis, che interpreta il proprio mandato elaborando quello che a tutti gli effetti risulta un progetto spontaneo di arte relazionale. Tutto qui. Un po’ poco? Diciamo pure che siamo in linea con il resto di quanto visto al KW Institute.

– Francesco Sala

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di…

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