Berlin Updates: scampagnata a sud-ovest sotto una pioggia torrenziale. Immagini e video dalle mostre al Museo Dahlen e alla Haus am Waldsee

Lo dicevamo ieri: l’impressione che l’ottava edizione della Biennale di Berlino fosse piuttosto dimessa derivava dalla visita di una delle tre sedi principali della mostra. E in parte il giudizio può essere ricalibrato al rialzo, ora che abbiamo visto anche le sezioni allestite alla Haus am Waldsee e al Museen Dahlen, il museo etnografico nella […]

Lo dicevamo ieri: l’impressione che l’ottava edizione della Biennale di Berlino fosse piuttosto dimessa derivava dalla visita di una delle tre sedi principali della mostra. E in parte il giudizio può essere ricalibrato al rialzo, ora che abbiamo visto anche le sezioni allestite alla Haus am Waldsee e al Museen Dahlen, il museo etnografico nella zona sud-ovest della città. D’altro canto, lo stesso curatore Juan A. Gaitan ha sottolineato come il suo percorso ideale termini proprio ai KunstWerke, anziché iniziare da lì come di consueto.
Dunque, l’ex museo d’arte contemporanea, messo sostanzialmente a riposo nel 1989, ospita alcuni dei nomi più importanti della rassegna, da Anri Sala a Dahn Vo, anche se il lavoro più interessante è quello di Matts Leiderstam, che miscela con sapienza e senza didascalicità temi come l’archivio, la firma, la riconoscibilità, l’anonimato. Quanto alla sede principale della Biennale, ovvero il Dahlen, la scelta del curatore è perlomeno curiosa: lavorare sì all’interno di un luogo non abitualmente deputato all’arte contemporanea, ma non mescolando le nuovi produzioni con le collezioni permanenti. E così, pur dovendo attraversare le grandi sale dedicate a Islam e Nordamerica, Africa e Cina, le sale biennalesche sono separate. Scelta senz’altro originale, quanto all’efficacia, nutriamo qualche dubbio.

A voler citare qui solo due nomi: Rosa Barba il top (con un video prodotto dalla Biennale: Gaitán in conferenza stampa ha sostenuto che l’istituzione ha appunto prodotto l’80% delle opere, e se la percentuale è un poco esagerata, lo sforzo comunque si nota), Olaf Nicolai il flop.

– Marco Enrico Giacomelli

www.berlinbiennale.de

 

 

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • Ottimo reportage, grazie !
    d.o)