Quanto rende La Fenice? Fra i festival e le fondazioni che studiano l’impatto economico del teatro sul territorio, l’ente veneziano vanta numeri straordinari

I teatri ed i festival musicali hanno iniziato a guardare con attenzione non solo ai propri conti, ma anche al contributo economico offerto alle comunità di riferimento. Il primo in ordine di tempo è stato il festival Pucciniano a Torre del Lago, che ha commissionato uno studio sulle ricadute economiche territoriali delle manifestazioni e organizzate […]

Il Teatro La Fenice di Venezia

I teatri ed i festival musicali hanno iniziato a guardare con attenzione non solo ai propri conti, ma anche al contributo economico offerto alle comunità di riferimento. Il primo in ordine di tempo è stato il festival Pucciniano a Torre del Lago, che ha commissionato uno studio sulle ricadute economiche territoriali delle manifestazioni e organizzate nel 2008, in occasione dei 150 anni dalla nascita di Puccini. Più o meno nello stesso periodo sono apparsi studi relativi al Ravenna Festival, al Rossini Opera Festival e al Festival Spontini Pergolesi di Jesi. Mentre numerose fondazioni liriche pubblicano un ‘bilancio sociale’ che integra quello civilistico con dati di impatto.
Tutti studi che non seguono tutti la stessa metodologia, anche per mancanza di indicazioni dal Ministero. Particolarmente attento il lavoro dell’Università di Urbino sul Festival rossiniano: le conclusioni? Contando indotto e moltiplicatore, un euro di contributo pubblico (al netto dei rientri diretti agli enti previdenziali ed all’erario) ne genera cinque di valore aggiunto a Pesaro ed al suo hinterland.
Tra le fondazioni liriche solo La Fenice (che negli ultimi anni ha compiuto una vera e propria rivoluzione, passando da teatro ‘di stagione’ a teatro di semi-repertorio) fa analizzare sistematicamente i propri impatti.
Venezia, si sa, vive di turismo culturale. Una recente ricerca, commissionata dalla Camera di Commercio al Laboratorio di Management delle Arti e della Cultura dell’Università Ca’ Foscari, arriva a stimare in due miliardi di euro il valore aggiunto complessivo prodotto dalla cultura a Venezia. C’è poi uno studio puntuale, realizzato dall’ufficio Studi e Analisi di VELA Spam che riguarda nello specifico La Fenice, luogo simbolo della città lagunare ma  anche eccezionale volano economico per molteplici settori, con numeri record: 69 milioni di euro in termini di spesa attribuibile, 256 euro per ogni fruitore (visitatore o spettatore del teatro); 50 milioni di euro in termini di impatto complessivo (183 euro per ogni fruitore); 12 milioni di euro in termini di impatto fiscale; quasi mille unità di lavoro come stima dell’impatto occupazionale.
Parliamo cioè del 2,5% del valore aggiunto espresso dall’intero comparto ‘cultura e creatività’ e il 3% di tutto il fatturato turistico di Venezia. Vi è, poi, un moltiplicatore di reddito di 0,72 in rapporto alla spesa attribuibile e di 2,9 rispetto al finanziamento pubblico erogato. Il tutto senza contare gli effetti intangibili e incalcolabili generati sul tessuto urbano, a cominciare dai benefici in termini d’immagine per la città.
Un lavoro prezioso, che dovrebbe incoraggiare altre fondazioni a produrre analisi d’impatto.

– Giuseppe Pennisi

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Giuseppe Pennisi
Ho cumulato 18 anni di età pensionabile con la Banca Mondiale e 45 con la pubblica amministrazione italiana (dove è stato direttore generale in due ministeri). Quindi, lo hanno sbattuto a riposo forzato. Ha insegnato dieci anni alla Johns Hopkins University e quindici alla Scuola superiore della pubblica amministrazione; per periodi più brevi a Salerno e a Palermo. Ha scritto una dozzina di testi di economia, pubblicati in Italia, Gran Bretagna, Svizzera e Germania, ed è editorialista economico di un paio di quotidiani. Da quando aveva l'età di 12 anni la sua passione è l'opera lirica (specialmente del Novecento e meglio ancora se contemporanea coniugata con electroacustic e live electronics). Ha contagiato la moglie e in parte i figli. Vaga, quindi, da teatro a teatro. Con un calepino a righe e una matita rossa. Il riposo forzato è in una barcaccia.