Nuova sede per Artericambi a Verona. Tutte le foto dell’opening, con il reverse publishing di Curandi Katz e le sperimentazioni di Secondin

“Artericambi, lo dice il nome stesso, è un fluido processo di cambiamento che segue le variazioni del tempo e della creazione”. E per l’apertura del nuovo spazio espositivo nel quartiere di Veronetta, il gallerista Francesco Pandian ha voluto rispettare queste premesse, offrendo al pubblico veronese due nuove proposte, diverse nelle pratiche e nell’impostazione concettuale, ma […]

“Artericambi, lo dice il nome stesso, è un fluido processo di cambiamento che segue le variazioni del tempo e della creazione”. E per l’apertura del nuovo spazio espositivo nel quartiere di Veronetta, il gallerista Francesco Pandian ha voluto rispettare queste premesse, offrendo al pubblico veronese due nuove proposte, diverse nelle pratiche e nell’impostazione concettuale, ma accomunate dall’interesse per il lato squisitamente umano dell’esperienza estetica. E mentre i segni della vernice fresca sporcavano ancora il pavimento, volutamente non ripulito né tirato a lucido per l’occasione, l’opera performativa del duo nomade Curandi Katz (composto dall’italiana Valentina Curandi e dall’americano Nathaniel Katz) si confrontava con la singola ma densissima composizione fotografica del giovane Marco Secondin.
Da un lato, un esperimento di reverse publishing, che il duo italo-americano aveva realizzato durante la residenza presso Centrale Fies, per il premio Live Works Performance Art Award, ma che non era mai stato mostrato nella sua interezza al pubblico. Un progetto che deriva da un percorso di ricerca sviluppato con coerenza negli anni e in giro per il mondo, dall’America alla Bosnia, dalla Germania all’Italia. Al suo centro, l’idea del libro come medium permeabile, come occasione d’incontro ma anche di sovvertimento delle dinamiche socio-antropologiche. Alla Galleria Artericambi è arrivata la documentazione video-fotografica di quel processo, ma soprattutto il suo risultato finale: un libro-oggetto la cui materia prima sono le pagine macerate di tanti “libri ingiuriosi”, riabilitate attraverso un’operazione di trasparenza assoluta.
A contrappuntare questo percorso, l’opera di Marco Secondin dal titolo pressoché illeggibile: Strikkitrikki Palomalamù. La singola fotografia è frutto di un’operazione lunga e complessa, ma concettualmente stringente. Il gioco suggerito dalle sonorità del titolo, implica il passaggio dalle forme spigolose (“strikki”) a quelle piane e armoniose (“malamù”). Un appiattimento che è opera posticcia, tipica del mezzo fotografico, ma che rivela anche la finzionalità del soggetto (una parete d’arrampicata che non potrà mai essere montagna, appiattita con pongo colorato). Finzione e realtà s’intersecano a vicenda, e il gioco si ravviva proprio nel gap percettivo dello spettatore. Ma il fascino maggiore dell’intera esposizione, è scoprirla in un ambiente che fa di tutto per confermarsi grezzo e materico, apparentemente lontano da ogni deriva concettuale: con un sorriso sotto i baffi, Verona ha di nuovo la sua Galleria Artericambi.

– Simone Rebora

Galleria Artericambi
Via XX Settembre 67, Verona
www.artericambi.com
[email protected]

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.