La luce secondo Pinault: fotogallery dalla nuova mostra di Palazzo Grassi, con i site-specific di Dahn Vo e Doug Wheeler

Dopo aver preso le misure dell’infinito nel Ganzfeld di James Turrell a Villa Panza, dopo aver respirato la vertigine con il Dark Brother di Anish Kapoor in collezione al MADRE, dopo lo shock indotto da Kimsooja nel Padiglione della Corea all’ultima Biennale, puoi pensare di averne abbastanza di esperienze immersive, di trucchi ed effetti speciali. […]

Bertrand Lavier a Palazzo Grassi

Dopo aver preso le misure dell’infinito nel Ganzfeld di James Turrell a Villa Panza, dopo aver respirato la vertigine con il Dark Brother di Anish Kapoor in collezione al MADRE, dopo lo shock indotto da Kimsooja nel Padiglione della Corea all’ultima Biennale, puoi pensare di averne abbastanza di esperienze immersive, di trucchi ed effetti speciali. Ma l’installazione con cui Doug Wheeler accoglie i visitatori di Palazzo Grassi convince del contrario: magnetico richiamo di un ambiente che annulla ogni riferimento e trasporta in un baluginante iperspazio completamente bianco. Dove nulla è possibile o reale, dunque tutto è possibile e reale. Anche L’Illusione della Luce, spettacolare mostra tematica che vede François Pinault tirare fuori dal cilindro una quarantina di pezzi della sua collezione che seducono abbagliando. Doverosa ma non didascalica la presenza dei Dan Flavin e dei Robert Irwin – se dici luce dici neon – all’interno di un percorso che trova momento di spettacolare poesia nel site-specific di Dahn Vo, che scarnifica le pareti di una delle sale coprendone pietoso le nudità con un sensuale gioco di veli; e in quello di brutale bellezza firmata da Latifa Echakhch, che esplode nel blu le tensioni della primavera araba. Tanta roba, pure troppo: se consideri che in contemporanea inaugura, al piano nobile dello stesso palazzo, la retrospettiva con centocinquanta immagini di Irving Penn

– Francesco Sala


 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.