Italiani in trasferta: tutti pazzi per Angelo Musco. L’artista sceglie l’Argentina per un progetto fotografico, ed è “battaglia” per sostenerlo: ecco le immagini

Creativi italiani trascurati dalla scena globale? Rischia di diventare un luogo comune: che magari ha validi fondamenti, che risiedono sulle carenze di quello che definiamo “sistema”, inadeguato, frenato dall’autoreferenzialismo e probabilmente arretrato. Ma un luogo comune che è spessissimo smentito dai fatti, quantomeno relativi a singoli attori dell’art system: un esempio ci arriva fin da […]

Creativi italiani trascurati dalla scena globale? Rischia di diventare un luogo comune: che magari ha validi fondamenti, che risiedono sulle carenze di quello che definiamo “sistema”, inadeguato, frenato dall’autoreferenzialismo e probabilmente arretrato. Ma un luogo comune che è spessissimo smentito dai fatti, quantomeno relativi a singoli attori dell’art system: un esempio ci arriva fin da Buenos Aires. Accade infatti che Angelo Musco, artista italianissimo anche se formatosi e ormai stabilmente residente a New York, programmi una trasferta in Argentina per sviluppare un suo progetto fotografico. E accade che, al diffondersi della notizia, si scateni una vera e propria lotta per ospitare ed offrire la location a Musco – nome sempre più conosciuto a livello internazionale – e la sua troupe.
Si fa avanti un ospedale psichiatrico, affascinante spazio in parte ancora attivo, in parte abbandonato e molto usato per fini cinematografici. Si fa avanti la storica Fondazione Fortabat, e si fa avanti il Palacio Duhau Park Hyatt, lussuosissimo hotel-museo, fra i più prestigiosi di Buenos Aires, pieno di opere d’arte: ed è qui che alla fine si tengono le sessioni di shooting. Il progetto rientra in una serie più ampia di servizi fotografici realizzati in diversi paesi del mondo – il primo a Londra lo scorso ottobre – con i quali l’artista, che lavora sull’espressività formale dei corpi umani nudi, sempre “connessi” in concatenazioni o assemblaggi, intende ricostruire una propria Babele, con soggetti provenienti da diversi paesi con diverse culture e lingue. Nella fotogallery, il backstage dello shooting tenutosi a Buenos Aires…

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.