Doppio misto per Nastynasty©: fotografie vintage nel loro libro d’artista ispirato al tennis. Presentato a Milano, con mostra annessa, da Dimora Artica

Se sei di quelli che credono nel destino, nel karma o in qualche forma di strano stralunato ordine cosmico c’è di che dare di matto. Capita che Emiliano Biondelli e Valentina Venturi (come Nastynasty© firmano dal 2008 la foto-fanzine d’artista BlisterZine) si mettano in testa di lavorare sull’iconografia degli ultimi botti del mito americano. Concentrandosi […]

Ordinary 90's Playgame di Nastynasty©

Se sei di quelli che credono nel destino, nel karma o in qualche forma di strano stralunato ordine cosmico c’è di che dare di matto. Capita che Emiliano Biondelli e Valentina Venturi (come Nastynasty© firmano dal 2008 la foto-fanzine d’artista BlisterZine) si mettano in testa di lavorare sull’iconografia degli ultimi botti del mito americano. Concentrandosi sulla stucchevole e anacronistica società borghese degli Anni Novanta, quella dei sani valori wasp perorati nella miopia delle sit-com incuranti della ruggine che comincia a rosicchiare le station-wagon parcheggiate nel vialetto. Succede che tra tutti i filtri narrativi a disposizione decidano di scegliere quello dello sport, aggregatore sociale per eccellenza assunto a metafora della competitività e dell’affannosa ricerca dell’affermazione più effimera; un tema macro declinato, nello specifico, guardando alla sua espressione storicamente più elitaria e antipopolare. Il tennis, ovviamente. Accade che, in pieno processo intellettuale, i due capitino da un rigattiere di Brooklyn e frugando famelici tra le cianfrusaglie di un cestone di fotografie in svendita si imbattano in uno scatto. E poi un altro e un altro ancora. Un totale di diciannove immagini che documentano un anonimo ignoto torneo di tennis di una anonima ignota località sperduta in chissà quale dei cinquanta Stati dell’unione. È la quadratura del cerchio. Nasce così Ordinary 90’s Playgame, libro d’artista stampato e rilegato a mano in centocinquanta copie numerate, presentate a Milano negli spazi di Dimora Artica. L’obiettivo è centrato: l’occhio dell’ignaro fotografo della domenica coglie con inconsapevole lucidità lo zeitgeist che Nastynasty© stavano cercando. La messa in piega cotonata delle dame di provincia, pirandelliane nell’umoristica eleganza con cui scendono in campo; il rito della consegna dei premi, necessaria gerarchizzazione di un ordine vuoto e privo di fondamento; la stessa salve di imperfezioni, fuori fuoco e inquadrature sbilenche che è plausibile causa dell’abbandono delle foto diventano impliciti dettagli che fissano in maniera indelebile lo spirito di una stagione di cui ci siamo dimenticati troppo in fretta. Quella che ha visto l’Occidente aggrapparsi con ostentata disperazione all’idea di sé autoimposta dagli illusori Anni Ottanta, nella cristallizzazione di una tenera, commovente ma irrealizzabile tensione alla serenità.

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.