Da Annette Kelm allo stand Gio’ Marconi a Elad Lassry da Massimo De Carlo. Ecco le acquisizioni della Fondazione Fiera Milano a Miart

Ancora a parlare di Miart? Sì, perché a tre giorni dalla chiusura della fiera milanese, arriva l’annuncio delle acquisizioni effettuate dalla Fondazione Fiera Milano con l’apposito fondo intitolato allo scomparso presidente Giampiero Cantoni. Acquisti decisi grazie alla consulenza di una giuria internazionale composta da Lorenzo Benedetti, direttore del De Appel Arts Centre, Amsterdam, Beatrix Ruf, […]

Ancora a parlare di Miart? Sì, perché a tre giorni dalla chiusura della fiera milanese, arriva l’annuncio delle acquisizioni effettuate dalla Fondazione Fiera Milano con l’apposito fondo intitolato allo scomparso presidente Giampiero Cantoni. Acquisti decisi grazie alla consulenza di una giuria internazionale composta da Lorenzo Benedetti, direttore del De Appel Arts Centre, Amsterdam, Beatrix Ruf, direttrice della Kunsthalle Zurich, di Moritz Wesseler, direttore del Koelnischer Kunstverein Colonia. Acquisizioni – che riportiamo sotto nel dettaglio – che hanno “premiato” equamente gli espositori, con due gallerie italiane e due straniere. Le opere acquistate verranno conservate e valorizzate all’interno della Palazzina degli Orafi di largo Domodossola, sede della Fondazione, e insieme a quelle acquisite nelle precedenti edizioni della mostra ne andranno ad arricchire ed accrescere il patrimonio artistico.

Queste le opere acquisite:

Laura Bartlett Gallery

John Divola
LAX NAZ, Forced Entries / Site 34 (Interior View A) (LAX1004F08), 1975/2006
Archival pigment on rag paper
61 x 71.1 cm
(one work/set of three Set of 3)
Edition 1of 5
John Divola
LAX NAZ, Forced Entries / Site 34 (Interior View B) (LAX1004F02), 1975/2006
Archival pigment on rag paper
61 x 71.1 cm/ 24 x 28 in
(one work/set of three Set of 3)
Edition 1 of 5
John Divola
LAX NAZ, Forced Entries /Site 34 (Exterior View A) (LAX1004A), 1975/2006
Archival pigment on rag paper
51 x 50 cm/ 24 x 28″
61 x 71.1 cm, framed
(one work/set of three Set of 3)
Edition 1 of 5

The Modern Institute

Nicolas Party
Still Life
2014
Pastello su carta
67.7 x 52.6 x 2.8 cm incorniciato
Nicolas Party
Still Life
2014
Pastello su carta
67.7 x 52.6 x 2.8 cm incorniciato

Gio’ Marconi

Annette Kelm
J’aime Paris, 2013
C-print, three parts
each 76.5 x 60.5 cm
Ed. 5/6, II

Massimo De Carlo

Elad Lassry
Bread, 2012, Ex. 2/5 + 2 PDA
Stampa C-print, cornice in legno di noce
36.8 x 29.2 x 3.8 cm

www.fondazionefieramilano.it

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Ruote telluriche

    Dunque parliamo della guerra delle fiere: Bologna Milano Torino.
    Per anni prima della crisi Bologna ė stata la fiera regina della scena italiana , la più frequentata dove arrivava il pubblico vero di appassionati e non solo gli addetti ai lavori ed era quella dove si vendeva veramente. Qui grandi e piccoli esterofili e nazionalisti erano piú o meno tutti uguali : situazione intollerabile per le gallerie di caratura internazionale che a pari punto di partenza difficoltà a dimostrare la superioritá sovente solo pretesa dei propri prodotti. Da qui accuse spesso non sbagliate di provincialismo della fiera stessa con defezioni progressive delle gallerie internazionaliste, più a loro agio a muoversi quando si fanno i giochi truccati e si lavora di sponda con curatori , fondazioni, musei ecc Quindi per questi ultimi meglio costruirsi un covo nel mito di una fiera di Torino più internazionalista , foraggiato dai soldi dei contribuenti in una cittâ pronta a sperperare per crearsi un improbabile dopo – Fiat; quindi Torino con un collezionismo elitario ma striminzito (circa una decina le gallerie della cittá più o meno sempre le stesse) e tanti premi dati agli amici degli amici grazie a fondazioni, giurie , istituzioni ( con numeri di visitatori giornalieri da prefisso telefonico) per aggirare i giudizi di mercato del pubblico vero.

    • Ruote Telluriche

      Parte 2:
      Dopo il tracollo dei bilanci della regione Piemonte per anni estremamente generosa con l’arte ma chissá con quanti altri gli internazionalisti continuano a disertare la temuta Bologna e si rifugiano nella fiera di Milano che in passato non ha mai funzionato per molteplici ragioni. Il meccanismo è noto e nei posti chiave si mettono giovani critici in cerca di futuro piuttosto che manager senza pregiudizi pseudo estetici e si estromette o ridimensiona chi dá fastidio e che fortunatamente in alcuni particolarissimi casi in passato faceva lo stesso agli altri potendolo fare .
      Da qui questi premi alle gallerie prevedibili , premi che puzzano di pesce marcio avendo visto questi rimpalli da biliardo neanche tanto raffinati decine e decine di volte.
      Si spera che il pubblico frastornato riprenda l’abitudine di frequentare direttamente gli spazi delle gallerie piuttosto che limitarsi alle fiere dei piazzisti di vario livello ma tutti uguali : Milano offre un panorama ricchissimo di spazi privati con tantissime proposte e molte sono piú interessanti di quelle viste in questa fiera esausta ovattata e cosmetizzata.

  • Loris

    Si ho capito ma quanto sono state pagate le opere?