Tutti i numeri de La Grande Bellezza. Dallo share televisivo agli incassi in sala, passando per i contributi pubblici: un milione di euro, dalle casse dello Stato

Passato l’effetto galvanizzante della premiazione, che ha visto gli italiani più stoici esultare in diretta alle 4 del mattino incollati alla Notte degli Oscar, La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino ha ripreso a scontare la solita valanga di critiche ed ovazioni: la stessa bagarre esplosa lo scorso luglio, dopo la presentazione a Cannes. Poi, l’approdo in tv, a due […]

Tony Servillo ne La Grande Bellezza

Passato l’effetto galvanizzante della premiazione, che ha visto gli italiani più stoici esultare in diretta alle 4 del mattino incollati alla Notte degli Oscar, La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino ha ripreso a scontare la solita valanga di critiche ed ovazioni: la stessa bagarre esplosa lo scorso luglio, dopo la presentazione a Cannes.
Poi, l’approdo in tv, a due giorni dalla consegna della mitica statuetta. Canale 5, accaparratasi la premiére televisiva, ha scelto di celebrare la vittoria dell’Italia a Hollywood con una prima serata repentina. Scelta premiata dagli ascolti – un boom assoluto, con il  36,1%  di share – ma discussa dall’associazione esercenti: sull’onda della clamorosa attenzione popolare si contava infatti in un rilancio in sala, vista la prassi dei 24 mesi d’attesa tra l’uscita cinematografica e l’approdo in chiaro in tv. Prassi ampiamente disattesa. E il problema non è secondario: finché c’è da spremere, commercialmente parlando, è bene che se ne approfitti. Perché la questione degli incassi, per il malandato cinema italiano, è più che seria.
E veniamo ai numeri. La Grande Bellezza è costato, stando al preventivo ufficiale, 9.235.169 euro totali, incluso il lancio e la distribuzione. Gli incassi? Nella prima settimana di programmazione in Italia sono entrati 2.262.228 euro, mentre fino ad oggi sul territorio nazionale si sono superati gli 8 milioni. In USA andiamo oltre i 2 milioni, ma con un lancio avvenuto a metà novembre 2013. Un buon risultato dunque, anche se non paragonabile a quello straordinario registrato quindici anni fa daLa vita è bella di Benigni, che detiene, con 229 milioni di dollari, il primato di pellicola italiana con il maggior incasso di sempre.
Ora, se un film di questo livello, vincitore di un Oscar,  discusso, amato e odiato fino all’inverosimile, copre le spese di produzione con un piccolo margine di guadagno e un rischio d’impresa elevatissimo, come fa il cinema non commerciale ad esistere?

 

Nicola Giuliano (Indigo Film)
Nicola Giuliano (Indigo Film)

La Grande Bellezza è stato prodotto, tra l’Italia e la Francia, da Indigo Film, Medusa (gruppo Mediaset), Banca Popolare di Vicenza, Babe Films, Pathé e France 2 Cinéma. Più il Ministero dei Beni e le Attività culturali, che ha stanziato un contributo di 1,1 milioni di euro, a cui si aggiungono i vantaggi della credit tax per gli investitori esterni e un’ulteriore contributo del Fondo Regionale per il Cinema e l’Audiovisivo della Regione Lazio. Una cifra enorme quella del Ministero, non a fondo perduto ma con l’obbligo di riconoscere allo Stato, una volta coperti i costi di produzione, una quota dei diritti di sfruttamento del progetto filmico, rappresentata dal rapporto tra il contributo concesso e il costo industriale del film.
E al produttore quanto resta? Troppo poco. Così rispondeva Nicola Giuliano in un’intervista al Fatto Quotidiano, qualche mese fa: del 40% destinato a chi ha gli oneri della produzione, con tutte le decurtazioni del caso, quel che rimane è una goccia nel mare, qualche volta persino niente. La cultura del cinea d’autore non ci appartiene (il film più visto del 2013 resta  “Sole a catinelle” di Checco Zalone, con oltre  51 milioni di euro al botteghino e oltre sette milioni e mezzo di spettatori ).
Conclusione? “Per un produttore indipendente guadagnare dalla sala è veramente difficile”. E la domanda che ci si fa è sempre la stessa: “Chi me lo fa fare?”. Parola del patron di Indigo, che di pellicole di valore ne ha sfornate parecchie. Realtà dura ma evidente: senza l’aiuto dello Stato il cinema italiano d’essai morirebbe. Altro che Oscar.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.