Tre anni di investimenti per rilanciare la GAM di Milano: maxi progetto per gli svizzeri di UBS, che partono contribuendo al restauro della Collezione Grassi nell’allestimento di Ignazio Gardella. E con una mostra curata da Francesco Bonami

I motivi per legarsi a Milano sono tanto evidenti che sembra quasi scontato ribadirli: il cuore finanziario d’Italia batte sempre comunque all’ombra della Madonnina – o meglio: del dito di Cattelan – là dove si concentrano, nel bene e nel male, le legittime aspettative attorno al preteso rilancio incarnato da Expo. Automatica dunque la scelta […]

La collezione UBS in mostra a Milano

I motivi per legarsi a Milano sono tanto evidenti che sembra quasi scontato ribadirli: il cuore finanziario d’Italia batte sempre comunque all’ombra della Madonnina – o meglio: del dito di Cattelan – là dove si concentrano, nel bene e nel male, le legittime aspettative attorno al preteso rilancio incarnato da Expo. Automatica dunque la scelta di UBS di guardare al capoluogo lombardo come piattaforma per nuovi progetti culturali: una partita giocata in casa per il colosso svizzero della finanza, che ha non a caso a Milano la propria sede italiana. Scelta forse non così scontata quella di sostenere con un progetto triennale di investimenti la Galleria d’Arte Moderna, cenerentola del pacchetto di musei comunali che vive l’ormai annosa difficile condizione di spazio difficile da animare. L’importo dell’impegno viene al momento elegantemente taciuto, segreto di Pulcinella destinato a cadere (nelle prossime settimane) alla pubblicazione degli atti di giunta che certificheranno il sostegno: tra i primi risultati della partnership il restauro, già partito, dell’unico allestimento museale firmato da Ignazio Gardella ancora esistente. Quello per la Collezione Grassi, con i suoi Renoir e Van Gogh riuniti ai gioielli di un altro preziosissimo lascito, la Collezione Vismara; entrambe riconsegnate alla città in tarda primavera.
Il cammino intrapreso a fianco di UBS affianca un programma di restyling del museo giocato su più fronti: partendo dal riadattamento degli spazi per la didattica, attualmente in corso d’opera, e arrivando alla recentissima apertura del bando di gara per l’assegnazione dei servizi di caffetteria. Passaggio tutt’altro che accessorio per provare a trasformare Villa Reale in un luogo da vivere.
Tanto ambiziosa la progettualità, e giocata sul medio periodo, che quasi passa in secondo piano l’evento che sancisce la natura di un contributo che si propone di andare oltre la semplice sponsorship (che già non sarebbe roba da poco), diventando nuovo modello di sintesi nel dialogo tra pubblico e privato. Porta la firma di Francesco Bonami il censimento delle 35mila opere d’arte di proprietà della banca svizzera, analisi che ha permesso di selezionare le cinquanta carte d’autore in mostra nelle sale della Galleria: fotografia di un patrimonio sterminato, declinata in un percorso espositivo snello, sobrio, libero da ridondanti superfetazioni curatoriali. A parlare sono i lavori dei vari Roy Liechtenstein, Georg Baselitz, Robert Longo, Ed Ruscha

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.