Rivoluzionari e reazionari nei Beni culturali. Colpisce l’articolo anti-soprintendenze firmato Giovanni Valentini: e a Repubblica arriva la replica firmata Giulia Maria Crespi

Da quale parte sta la rivoluzione, e da quale la reazione? L’annosa questione si ripresenta in questi giorni, con al centro dell’attenzione proprio la gestione dei Beni Culturali in Italia. Origine? I programmi più volte ribaditi del neopremier Matteo Renzi circa la necessità di una drastica revisione delle strutture centrali e periferiche, in primis le […]

Giulia Maria Crespi

Da quale parte sta la rivoluzione, e da quale la reazione? L’annosa questione si ripresenta in questi giorni, con al centro dell’attenzione proprio la gestione dei Beni Culturali in Italia. Origine? I programmi più volte ribaditi del neopremier Matteo Renzi circa la necessità di una drastica revisione delle strutture centrali e periferiche, in primis le soprintendenze, in ottica di semplificazione, ammodernamento e sburocratizzazione. Prospettive che avevano trovato un’analisi nei giorni scorsi sulle pagine di Repubblica, nell’articolo firmato da Giovanni Valentini dal titolo – che non necessita di troppe spiegazioni – “I no delle Soprintendenze che rovinano i tesori d’Italia“. Posizioni – chi ci segue con attenzione lo saprà – che Artribune sostiene da tempi immemori, tanto che Valentini nel sua articolo cita la nostra testata.
Sappiamo bene che le generalizzazioni non pagano, e che esistono soprintendenze e singoli funzionari ammirevoli per impegno profuso, sempre in condizioni lavorative improbe, da tutti i punti di vista, economico, ambientale, vittime essi stessi del moloch ministeriale e delle sue perverse liturgie. Ma questo non deve esimere dal criticare, e anche profondamente, un sistema che ormai è insostenibile alla base, tanto – appunto – da necessitare della revisione drastica che speriamo Renzi persegua. L’ultimo, e solo l’ultimo, esempio? Quello di Pompei, con un soprintendente costretto al primo giorno di lavoro ad alzare bandiera bianca per l’impossibilità di utilizzare il finanziamento comunitario di 105 milioni di euro, a causa delle storture amministrativo/burocratiche e della nulla capacità di operare affidata anche a chi dovrebbe fronteggiare situazioni emergenziali. Una situazione oggettivamente ingiustificabile, e sfidiamo qualcuno a sostenere il contrario.
Ora che accade? Accade che scende in campo la “reazione”: ovvero la folta – ahinoi – categoria dei conservatori-per-forza, che vedono in ogni modernizzazione del sistema-patrimonio una minaccia, spesso aggravata dall’incombere dell’improponibile apertura ai privati e da volgarissime intenzioni di sposare arte e business. L’arte è spirito, e non deve contaminarsi con il vile denaro. Crolli Pompei e tutti i filistei. E la reazione assume – magari inconsapevolmente – le forme di una lettera inviata a Repubblica dalla fondatrice del FAI Giulia Maria Crespi – ma appelli simili giungono anche da Salvatore Settis, Tomaso Montanari, Paolo Leon, Adriano La Regina, Andrea Emiliani -, in risposta all’articolo di Valentini. “Sino a dieci anni fa”, scrive Crespi, “quando viaggiavo all’estero e incontravo storici dell’arte o direttori di musei stranieri, questi non perdevano l’occasione di dirmi quanto invidiavano l’Italia per le sue strutture di tutela concernenti i beni culturali. Strutture che loro consideravano le migliori d’Europa”. E allora come mai nessuno però ha mai copiato questo sistema virtuoso? “Purtroppo – si legge poi – vi è stato un lento decadere in questo settore, soprattutto dopo gli anni settanta, iniziato con l’allontanamento graduale e metodico dei soprintendenti più coraggiosi e la mancata sostituzione di giovani capaci e non raccomandati. A questo va unita la mancanza crescente di fondi, per cui ai soprintendenti sono, con sempre maggior frequenza, mancati gli strumenti più banali perché potessero esercitare la loro funzione”. E questo è poco controvertibile: ma sono le soluzioni che difettano. Mancano i fondi, e si combatte chi solo ipotizza di fare dei BBCC qualcosa che sia anche redditizio o che per lo meno non ostacoli lo sviluppo del Paese?

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Con tutto l’affetto per il buon Giovanni Valentini (che sarà anche un bravissimo giornalista ma non credo sia tra i più competenti, titolati ed esperti nel settore della gestione e della tutela del patrimonio culturale) mi viene da sorridere amaramente quando si individua nella “maledizione dei coccetti” una delle principali cause del degrado urbanistico e sociale della Capitale, oppure quando si paragonano le soprintendenze alle “catene che bloccano il recupero del nostro patrimonio artistico”. Valentini cita l’esempio della decisione di affittare Ponte Vecchio alla Ferrari sostenendo che sia stata contestata dalla Soprintendenza. A me sembrava invece che la soprintendente ai beni ambientali ed architettonici Alessandra Marino avesse firmato con una certa leggerezza l’ordinanza del Sindaco, esprimendo tra l’altro il suo parere favorevole. Scrive ancora Valentini che Renzi “avrebbe voluto far eseguire alcuni sondaggi tecnici” su un affresco di Vasari alla ricerca di un Leonardo perduto. In realtà non “avrebbe” ma HA fatto eseguire una mezza dozzina di “sondaggi tecnici” (=buchi) con l’autorizzazione del soprintendente Cristina Acidini. A prescindere dai risultati delle operazioni, che non voglio giudicare, non mi sembra che gli esempi concreti portati da Valentini siano particolarmente efficaci nel dimostrare quanto i custodi dei beni culturali rappresentino un freno allo sviluppo. Non voglio unirmi a chi denuncia un’abitudine diffusa alla “prostituzione culturale” nel nostro Paese e ammetto che, senza tante illusioni e pur avendo un’idea diversa di come dovrebbe configurarsi l’azione politica della sinistra italiana, coltivo anche qualche piccola speranza riguardo all’operato del nuovo Presidente del Consiglio. Tuttavia spero di non meritare l’appellativo di “reazionario” se trovo davvero povere sul piano concreto le argomentazioni di chi si scaglia contro il sistema delle soprintendenze, come se la semplificazione fosse sempre la soluzione migliore per ogni problema, anche in merito a questioni complesse come la gestione e la tutela del patrimonio artistico.

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  • Andrea Fischietti

    Se l’articolo di Valentini (che non ho avuto modo di leggere) non argomenta nei fatti le colpe concrete delle Soprintendenze, questa recensione di Artribune invece sì, sul tema del recupero di Palazzo Citterio a Milano: http://www.artribune.com/2014/03/il-ribasso-della-qualita-lesempio-di-palazzo-citterio-a-milano/

  • Rosanna Nicastri

    ma se gran parte di coloro che hanno vinto i concorsi hanno parentele onorarie!!!!!ma se i concorsi vengono banditi, (quando vengono banditi) il 27 luglio con scadenza 28 agosto….ma di CHI stiamo parlando…ma se gli specializzati post laurea alle scuole più accreditate, come la Scuola di specializzazione in Restauro dei Monumenti di Roma, scuola che prende solo 30 allievi l’anno con concorso..e borsa di studio…vengono lasciati a morire per far posto a chi , se si può chiamare Architetto…non ha nè cultura nè tantomeno specializzazioni ed entra con contratti di bidello (quasi) che rinnovati alla fine lo ficcano comunque perchè DEVE entrare…….UFF!!