L’addio di Maurizio Calvesi a Cesare Tacchi. Il critico da sempre vicino al grande artista appena scomparso affida ad Artribune il suo personale commiato

L’ultimo addio del mondo dell’arte a Cesare Tacchi, scomparso sabato 15 marzo a settantaquattro anni, la sua Roma lo tributerà lunedì 17, alle 15, nella Chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo. Ma il professor Maurizio Calvesi, uno dei critici da sempre più vicini al grande artista, ha voluto anticipare i tempi, affidando ad Artribune […]

Un autoritratto di Cesare Tacchi

L’ultimo addio del mondo dell’arte a Cesare Tacchi, scomparso sabato 15 marzo a settantaquattro anni, la sua Roma lo tributerà lunedì 17, alle 15, nella Chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo. Ma il professor Maurizio Calvesi, uno dei critici da sempre più vicini al grande artista, ha voluto anticipare i tempi, affidando ad Artribune il suo personale commiato. Approfittando per una garbata polemica con un sistema dell’arte per l’oblio riservatogli, con l’auspicio che a questo si ponga presto rimedio…

Uscendo dalla vita Cesare Tacchi lascia una profonda scia di dolore, ed anche di sconforto per la perdita di un protagonista tra i massimi della storia dell’arte italiana, ben superiore alla valutazione riconosciutagli dai rappresentanti dell’ imperante “sistema dell’arte”, fondato su valori venali. Ma valori, poi, condizionati non tanto e non solo dall’effettiva statura dell’artista, bensì dalla sua capacità di relazione e di intrigo: un campo, questo, disertato quasi totalmente da Cesare. La pittura di Tacchi si pone allo stesso livello di quella di artisti pur (giustamente) celebrati come Pino Pascali, che ai modelli di Cesare attinse per la creazione di superfici pittoriche dalle zone sporgenti. Né poi il repertorio di opere di qualità e altamente originali si limita ai ben noti dipinti animati da inedite imbottiture; tutto il suo percorso è ricco di novità, mai ripetitive. Una mostra completa della produzione di Tacchi sarebbe necessaria e rivelerebbe un grande artista fino ad oggi mal conosciuto.

Maurizio Calvesi

  • Quello che dice Calvesi è giusto ma il dominio di intrighi e relazioni è determinato dall’assenza della critica e dall’assenza di un pubblico vero. Quindi le opere sono fatte di una materia fatta di luoghi (PLACE) e pubbliche relazioni (RAYS): quando le PR incontrano un luogo, ecco che compare l’opera. E poco importa soffermarsi sull’opera, perchè è sufficiente proporre un facilissimo standard. In linea con il gusto corrente. Una critica vitale e la capacità di divulgazione sarebbero gli antidoti (parziali) a intrighi e relazioni.

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    una galleria di Varsavia.

    Varsavia