Jonas Dahlberg firma il memoriale per le vittime della strage di Utøya: un taglio nella roccia a spezzare la costa antistante l’isola teatro dell’attentato. Incisione sul paesaggio che diventa cicatrice insanabile

A colpirlo in modo decisivo non è stata l’atmosfera di desolazione post-atomica, il gelido vuoto degli uffici governativi di Oslo ripuliti di schegge e frammenti di vetro, ma desolatamente abbandonati a se stessi. E neppure il silenzio spettrale, colato come una coltre obnubilante di ovatta sui boschi dell’isola di Utøya. Il vero pugno nello stomaco, […]

Il progetto di Jonas Dahlberg in memoria delle vittime di Utøya

A colpirlo in modo decisivo non è stata l’atmosfera di desolazione post-atomica, il gelido vuoto degli uffici governativi di Oslo ripuliti di schegge e frammenti di vetro, ma desolatamente abbandonati a se stessi. E neppure il silenzio spettrale, colato come una coltre obnubilante di ovatta sui boschi dell’isola di Utøya. Il vero pugno nello stomaco, per l’artista svedese Jonas Dahlberg, è arrivato dalla Natura. Madre troppo occupata per piangere le settantasette vittime della follia omicida di Anders Breivik; forza rigeneratrice che nel suo slancio incessante ha preso a obliare la memoria. Con l’erba e le piante tornate a crescere, a coprire come un pietoso sudario i punti esatti della carneficina, negando il terribile ma necessario confronto necessario con l’orrore.
È ferita incancellabile nel cuore di una nazione e, dunque, lo sia anche nel suo paesaggio. Muove da questa riflessione il Memory Wound di Dahlberg, selezionato da una commissione composta dai famigliari delle vittime e da esponenti del Partito Laburista Norvegese, del cui campus erano ospiti i giovani massacrati a Utøya. Uno scavo di tre metri e mezzo nella roccia, a tagliare con precisione chirurgica la stretta penisola di Sørbråten, antistante l’isola del terrore. Un intervento irrimediabile, con il mare a separare per sempre le due porzioni: con un lato a portare incisi i nomi delle vittime, l’altro a trasformarsi in belvedere sull’orrore. Gli alberi sradicati per rendere possibile la trasformazione del sito finiscono a Oslo, nel luogo dove esplose la bomba di Breivik, ad a crescere attorno all’anfiteatro e al monumento in memoria della strage realizzati con le stesse pietre strappate a Sørbråten. Il via libera all’intervento, pagato con tre milioni e mezzo di euro dal governo norvegese, è di questi giorni; la consegna dell’opera è fissata per il 2015, nel giorno del quarto anniversario della tragedia.

Francesco Sala


CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • angelov

    Il trauma di una separazione così forzata, reso architettonicamente con gelida precisione, a testimonianza di un terribile evento.
    Madre natura sembra portare su di se, la ferita sofferta dalle sue stesse creature.