Jan Fabre e la performance, la performance e Jan Fabre. Al Maxxi l’elaborato workshop condotto da Gianni Piacentini: ecco tutte le immagini

Un buon Dipartimento Educazione, da solo, non fa un grande museo: ma di certo un grande museo deve dotarsi – per essere tale – di un buon Dipartimento Educazione. Gli esempi internazionali sono tanti, serve poco ora elencarli: in Italia per esempio lo capì per tempo il Castello di Rivoli, prima di entrare nel periodo […]

Un buon Dipartimento Educazione, da solo, non fa un grande museo: ma di certo un grande museo deve dotarsi – per essere tale – di un buon Dipartimento Educazione. Gli esempi internazionali sono tanti, serve poco ora elencarli: in Italia per esempio lo capì per tempo il Castello di Rivoli, prima di entrare nel periodo critico da cui tutti aspettano esca presto. E a Roma l’ha capito fin da subito anche il Maxxi, che infatti cura con particolare attenzione i fondamentali aspetti didattici e “social”.
Un esempio si è visto in occasione delle giornate di finissage della mostra Jan Fabre. Stigmata. Actions & Performances 1976-2013, con il workshop Intorno alla performance condotto – con il Dipartimento Educazione – dall’artista Gianni Piacentini. Un incontro strutturato in tre fasi: durante la prima sono stati proiettati video dei primi lavori performativi di Fabre, nella seconda Piacentini ha affrontato il tema della performance dal punto di vista teorico e storico, coinvolgendo i partecipanti in azioni estemporanee – documentate dal fotografo Antonio Idini – con l’impiego di oggetti “insoliti”. Il percorso così delineato ha acceso un dibattito e un confronto proseguiti all’interno della mostra nella terza e ultima fase dell’incontro, quella di approfondimento dell’opera dell’artista belga.
Tra i partecipanti al workshop anche diversi artisti, “che hanno arricchito con il loro sguardo emancipato l’evento”: da Chiara Mu a Paolo Assenza, Francesca Romana Pinzari, Franco Ottavianelli. Noi ripercorriamo il progetto con la ricca fotogallery…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • angelov

    la spontaneità a scoppio ritardato…