Il giapponese Shigeru Ban vince il Pritzker Prize 2014. Trionfa l’anti-archistar che costruisce col cartone e accorre sempre dove la natura semina catastrofi

“Un eccezionale architetto che da vent’anni risponde con la creatività a situazioni estreme provocate da devastanti calamità naturali. I suoi edifici diventano spesso centri comunitari e luoghi spirituali per popoli che hanno sofferto perdite e distruzioni: è accaduto in Ruanda, Turchia, India, Cina, Italia, Haiti, e nel suo paese, il Giappone”. Con queste parole, fra […]

Un eccezionale architetto che da vent’anni risponde con la creatività a situazioni estreme provocate da devastanti calamità naturali. I suoi edifici diventano spesso centri comunitari e luoghi spirituali per popoli che hanno sofferto perdite e distruzioni: è accaduto in Ruanda, Turchia, India, Cina, Italia, Haiti, e nel suo paese, il Giappone”. Con queste parole, fra le altre, la giuria ha motivato l’assegnazione del Pritzker Architecture Prize 2014 all’architetto giapponese Shigeru Ban, noto per il suo approccio innovativo, in particolare per materiali e strutture utilizzati.
Una scelta che ha sorpreso la comunità architettonica, che nei primi tam tam via social network plaudono a quello che rappresenta un po’ l’anti-archistar. La sua cifra distintiva è legata all’uso pionieristico del cartone come materiale base di molte sue architetture, che consente tempi rapidi specie in situazioni emergenziali, in seguito a calamità naturali: esempio ne è la Cattedrale così realizzata recentemente in Nuova Zelanda. Ma non mancano suoi progetti più “tradizionali”, come il notissimo Centre Pompidou di Metz, in Francia. In Italia in verità ha realizzato una delle sue creature più controverse, l’auditorium per l’Aquila post terremoto.
Shigeru Ban sarà il settimo architetto giapponese a ricevere il riconoscimento nei suoi 36 anni di storia, il secondo consecutivo, dopo la vittoria dello scorso anno di Toyo Ito. Formatosi in America al Southern California Institute of Architecture, e poi alla Cooper Union School di New York, Ban ha iniziato la sua carriera nello studio di Arata Isozaki, fondando poi il proprio studio a Tokyo nel 1985. “Ricevere questo premio è un grande onore”, ha commentato a caldo, “ma io devo continuare ad ascoltare le persone per cui lavoro, sia nelle mie commissioni residenziali private, sia nel mio lavoro sociale nei casi di catastrofi”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.