Dario Franceschini non ci cascare! Sul caso dei lavori nel giardino di Palazzo Spada, a Roma, la solita retorica dei fautori del “no” che vedono attacchi al patrimonio solo quando pare a loro

“Il giardino seicentesco del meraviglioso Palazzo Spada è oggetto di lavori di eradicamento e movimentazione del relativo sottosuolo per la creazione di un parcheggio”, scrive in pieno burocratese Ermete Realacci che con Lorenza Bonaccorsi (sempre PD) è firmatario dell’interrogazione parlamentare. Apriti cielo: nel giardino del fantastico palazzo capitolino dove Sabrina Ferilli gioca con le illusioni […]

Il giardino seicentesco del meraviglioso Palazzo Spada è oggetto di lavori di eradicamento e movimentazione del relativo sottosuolo per la creazione di un parcheggio”, scrive in pieno burocratese Ermete Realacci che con Lorenza Bonaccorsi (sempre PD) è firmatario dell’interrogazione parlamentare. Apriti cielo: nel giardino del fantastico palazzo capitolino dove Sabrina Ferilli gioca con le illusioni ottiche della galleria prospettica in una delle scene più intense de La Grande Bellezza è “in pericolo”. I cattivoni del Consiglio di Stato – che qui ha sede – stanno addirittura costruendo un parcheggio interrato. Ohibò.
E giù la lista dei firmatari indignati. La solita compagnia di giro del “no-a-tutto”. La solita cricca pronta a bloccare ogni cantiere – buono o cattivo – salvo poi lamentarsi della mancanza di lavoro, della mancanza di sviluppo, della mancanza degli investimenti stranieri nel nostro paese. Questo caso è emblematico, non inedito, ma emblematico. Vezio de Lucia, Vittorio Emiliani, Luigi Manconi, l’immancabile Paolo Berdini. Mancava Salvatore Settis e avevamo fatto tombola. Sono i firmatari dell’appello al neoministro Dario Franceschini che si affiancano all’interrogazione parlamentare di Realacci e Bonaccorsi.
Ma se l’antico palazzo che conserva Caravaggio, Tiziano e Rubens stava tanto a cuore a lorsignori e soprattutto se a lorsignori stavano tanto a cuore cortili e giardini dello stesso, perché si sono mossi solo ora quando si è deciso, correttamente, di creare un’infrastruttura per infilare finalmente le auto sottoterra? Perché non si sono mossi quando queste auto, in maniera, questa si, decisamente impropria, se ne stavano nel cortile e nel giardino parcheggiate come se queste aree fossero un’autorimessa a cielo aperto? Perché non hanno compilato interrogazioni parlamentari dedicate all’osceno parcheggio all’esterno del palazzo, su Piazza di Capo di Ferro, che ora, grazie all’infrastruttura sotterranea, potrà scomparire restituendo la piazza alla pedonalità? Le foto che pubblichiamo (grazie all’archivio De Alvariis, che vi invitiamo a consultare su Flickr) dicono più di mille parole: lo scandalo non è costruire un garage interrato che lascerà in superficie i luoghi tali e quali a come sono stati trovati, lo scandalo è stato piuttosto aver tollerato per anni e anni che gli spazi comuni di uno dei più bei palazzi del mondo venissero trasformati in una specie di sfasciacarrozze.
Ecco perché Dario Franceschini dovrebbe rispondere a tono a questi “sacerdoti della tutela” che speculano sulla disinformazione generale e aizzano le masse contro infrastrutture che sono la norma in tutto il mondo. Piuttosto si vada a vedere come sono ridotti i cortili e i giardini di altri mille palazzi romani, privati ma soprattutto pubblici, e si consenta o si obblighi a questi edifici – ove possibile e in piena sicurezza – di mettere le auto sottoterra liberando spazi comuni e vie&piazze circostanti.

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Redazione

Redazione

Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.

Scopri di più