Curate Award. Tra i venti finalisti del concorso che unisce Qatar e Fondazione Prada, anche due (anzi, quasi quattro) progetto italiani

Si entra nel vivo del concorso globale Curate, lanciato dalla Fondazione Prada e dalla Qatar Museum Authority. Sabato 1 marzo, la giuria composta dalla sceicca Al Mayassa, Miuccia Prada, Rem Koolhaas, Hans Ulrich Obrist, Nawal El Moutawakel e Nadine Labaki ha selezionato una shortlist di venti finalisti su circa 6mila proposte, tra i quali verrà […]

La Sheika al Mayassa bint Hamad bin Khalifa al-Thani - photo Sergei Illin

Si entra nel vivo del concorso globale Curate, lanciato dalla Fondazione Prada e dalla Qatar Museum Authority. Sabato 1 marzo, la giuria composta dalla sceicca Al Mayassa, Miuccia Prada, Rem Koolhaas, Hans Ulrich Obrist, Nawal El Moutawakel e Nadine Labaki ha selezionato una shortlist di venti finalisti su circa 6mila proposte, tra i quali verrà nominato il vincitore nel maggio prossimo.
Distribuzione geografica interessante, quella che si è delineata, con progetti provenienti da Colombia, Bolivia, Stati Uniti (con tre finalisti), Regno Unito (con doppia rappresentanza), Germania, Belgio, Austria, Italia (i dettagli poco più sotto), Portogallo, Spagna, Turchia, Cipro, Siria, Qatar, Cina, Giappone.
Dicevamo della presenza italiana. I due progetti dalla Penisola sono quelli di Federico Pepe (Erase) e A12 (S.F.C. – The Short Future City). Ma note italiche emergono anche dal progetto britannico Epigenetic Space, proposto da John-Paul Pryor e Alessandra Cianchetta, nonché da The Reader Digested, lanciato da Matthew Claudel, Carlo Ratti e Gianluigi Ricuperati.

– Marco Enrico Giacomelli

www.curateaward.org

  • Guardando il lavoro dei nomi italiani compare più volte la parola “architettura”, e anche a livelli alti e ultra-professionali. Il concorso sembrava cercare proposte fuori da certi schemi istituzionali e prevedibili. Mentre Pepe fa parte del clan Cattelan, con progetti molto stilosi e allineati ad una certa moda ben definita. Permanent Food, Toilet Paper, Le Dictateur…Moussoscope senza testi…l’arte come un bel vestito nel guardaroba. Un quadro rosso invece che blu. Ho la sensazione che si tenda a premiare ciò che non può mettere nulla in discussione, ciò che è innocuo. L’arte potrebbe essere ben altro, soprattutto di questi tempi. Ma staremo a vedere il vincitore.