Trenta curricula per il Palazzo delle Esposizioni. Ma uno tra Ester Coen, Claudia Ferrazzi o Claudio Strinati sarà “solo” presidente (senza stipendio), non direttore

Si è fatta un po’ di confusione nei giorni passati sulla nomina imminente (forse martedì) realtiva all’Azienda Speciale Palaexpo, una società 100% controllata dal Comune di Roma che unisce Palazzo delle Esposizioni, Casa del Jazz e Scuderie del Quirinale. Quelli che devono essere rinnovati, infatti, sono i ruoli di rappresentanza istituzionale, non i ruoli di […]

Palazzo delle Esposizioni, a Roma
Palazzo delle Esposizioni, a Roma

Si è fatta un po’ di confusione nei giorni passati sulla nomina imminente (forse martedì) realtiva all’Azienda Speciale Palaexpo, una società 100% controllata dal Comune di Roma che unisce Palazzo delle Esposizioni, Casa del Jazz e Scuderie del Quirinale. Quelli che devono essere rinnovati, infatti, sono i ruoli di rappresentanza istituzionale, non i ruoli di direzione generale e management operativo.
Il Comune di Roma, insomma, andrà a eleggere 5 consiglieri scegliendo tra i 30 curricula arrivati a seguito di un bando scaduto qualche settimana fa. All’interno di questi 5 consiglieri si eleggerà il presidente. Figura importante, figura di rappresentanza, figura di prestigio, figura di indirizzo culturale, ma non figura operativa. E, soprattutto, figura a stipendio zero (la spending review di Mario Monti docet), così come i consiglieri del CdA. Il Consiglio d’Amministrazione del Palaexpo è importante perché delibera sulla programmazione culturale degli spazi (ecco perché tutti questi mesi di ritardo nel rinnovo sono stati un danno: è da giugno 2013 che Ignazio Marino è sindaco, ma si arriva a nomine fondamentali solo a febbraio 2014. E la cosa non è accettabile), ma non ha il manico operativo del Palazzo delle Esposizioni e delle Scuderie del Quirinale. Il timone rimane nelle salde mani di Mario De Simoni il quale, in mancanza di motivata interruzione del rapporto, è stato rinnovato prima tacitamente e poi ufficialmente dal precedente consiglio per ulteriori tre anni e dunque resterà in carica fino alla fine del 2016. A meno che non vi sia una particolare pressione per sostituirlo, ma a quel punto il sindaco e l’assessore Flavia Barca dovrebbero intavolare una trattativa per convincere ad un passo indietro (o, più verosimilmente, ad un altro incarico) un manager culturale di gran peso e di grandi risultati. Risultati che proprio alla vigilia della nomina del CdA sono però stati indirettamente contestati da Ignazio Marino, molto indispettito dai tanti mesi di chiusura estiva delle Scuderie del Quirinale. “Dobbiamo mettere in discussione anche il management di Palaexpo” avrebbe detto il sindaco, forse ignaro del fatto che gli spazi sono restati a lungo chiusi proprio a causa del taglio di risorse da parte del (suo) Comune. Anzi il CdA aveva deliberato di riaprire addirittura a dicembre, poi si è riusciti ad anticipare all’autunno assumendosi tutti i rischi del caso, Corte dei Conti inclusa. Resta comunque il fatto, ribadiamo, che per ora si andranno a rinnovare le cariche politiche, non quelle tecniche.
Il metodo è stato quello dell’evidenza pubblica. Un bando che ha raggranellato 30 curriculum. Si andrà in Commissione Cultura con una short list che vede come teste di serie Ester Coen, Claudia Ferrazzi (già numero 3 del Louvre, oggi segretaria di Villa Medici; la preferita dell’amministrazione per la presidenza, ma lei accetterebbe al massimo il ruolo di consigliera) e Claudio Strinati. Poi Elena Di Giovanni Valensise, Sabina Florio, l’ex presidente della Fondazione Maxxi Pio Baldi, il più giovane Valerio Toniolo e lo stimato giurista Alfonso Celotto. Chi sarà nella rosa dei cinque? Chi presiederà il CdA? Lo si saprà forse martedì. Resta lo spazio per dibattere sull’opportunità e l’efficacia del metodo, piuttosto inedito, adottato dalla Giunta di Ignazio Marino: evidenze pubbliche e curricula per quasi tutti gli incarichi. I vantaggi? Si prendono enormemente le distanze dalle amministrazioni precedenti durante le quali cubiste e terroristi neri venivano con grande facilità assunti e piazzati ai vertici delle società comunali. E si dà un tocco di meritocrazia e trasparenza alle nomine; gli svantaggi? Si perde un sacco di tempo in più, viene meno il rapporto fiduciario tra sindaco e manager e, soprattutto, si rischia che alcune grandi personalità, tutt’altro che intenzionate a mettersi in discussione o a partecipare ad una gara, non partecipino affatto. Lo stesso metodo, peraltro, è stato adottato per le Biblioteche di Roma, una rete di grande qualità di spazi sparsi in tutta la Capitale per la quale sono arrivati 26 curricula. Qui, come al Palaexpo, parleranno i risultati e i programmi. In base a questi si potrà dare un giudizio sui metodi e i processi posti in essere.