Nella spirale del Futurismo. Al Guggenheim di New York parte la grande mostra che celebra il movimento con oltre trecento opere: ecco le prime immagini

Si parte dalla scultura, si passa alla poesia e poi alla pittura, all’architettura, il teatro, il graphic design, l’editoria, la fotografia, la pubblicità, l’arredamento, la moda: insomma tutto, ma proprio tutto, l’intero universo viene preso in esame e reinterpretato in chiave futurista. The Italian Futurism 1909-1944 apre al pubblico nella mitologica location newyorkese del Guggenheim […]

Si parte dalla scultura, si passa alla poesia e poi alla pittura, all’architettura, il teatro, il graphic design, l’editoria, la fotografia, la pubblicità, l’arredamento, la moda: insomma tutto, ma proprio tutto, l’intero universo viene preso in esame e reinterpretato in chiave futurista. The Italian Futurism 1909-1944 apre al pubblico nella mitologica location newyorkese del Guggenheim Museum, sulla 5th avenue, luogo perfetto per accogliere le opere dei nostri futuristi, in mostra con più di trecento opere di una bellezza rara. Con la curatela di Vivien M. Greene, esperta di avanguardie europee, la mostra raccoglie una lussureggiante rosa di nomi: Umberto Boccioni, Gino Severini, Carlo Carrà, Luigi Russolo, e ancora Depero, Fillia, e tanti altri ancora, offrendo una panoramica a 360gradi e completamente rappresentativa del movimento di Filippo Tommaso Marinetti (descritto dalla Greene come “Warhol prima di Warhol”).
Un crescendo epico che si snoda come una vertigine che culmina con gli straordinari murales di Benedetta Cappa, donna dal talento poliedrico che con il marito Marinetti (incontrato nello studio di Balla quando lei era giovanissima), concettualizzò quello che venne chiamato Tattilismo, forma d’arte ispirata anche dagli insegnamenti che Benedetta trasse dalla pedagogia sperimentale di Maria Montessori. All’ultimo piano del museo, i murales provenienti dagli uffici delle poste centrali di Palermo, dal titolo Sintesi delle Comunicazioni, realizzati con tempere ad encausto su tela, con l’intento di richiamare gli affreschi di Pompei (al fine di ritornare idealmente al “Primordio”, ossia le origini della grandezza italiana), sotto commissione di Benito Mussolini (e per la prima volta mostrati fuori dalla loro collocazione originale). Un gran finale assicurato per coloro che visitano lo spettacolare show, con una nota gioiosa e positiva di “speranza” dal momento che il lavoro di Benedetta, donna (il Futurismo rimase purtroppo celebre per il suo maschilismo), spicca nelle stanze più alte e luminose del museo.
La mostra resta aperta fino al primo settembre, si sviluppa come un crescendo cronologico (dal 1909 al 1944), e rappresenta un must per chiunque sia interessato a conoscere una porzione di cultura italiana estremamente significativa da innumerevoli punti di vista. Presente anche il numero de Le Figaro sul quale apparve per la prima volta l’articolo di Marinetti dove venne pubblicato il Manifesto, ossia il “corpo” dello spirito teorico del movimento. Nella gallery, alcune immagini della grande mostra…

– Diana Di Nuzzo

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Diana Di Nuzzo
Scrive di Pop Surrealism e Lowbrow Art da tempo, e la sua passione per la cultura pop e underground l'ha portata a trasferirsi nella Grande Mela per conoscere da vicino il mondo delle gallerie dedicate e della Street Art. Qui trova pane per i suoi denti e tenta di fare la corrispondente all'estero cercando di dare voce a movimenti che in Italia restano ancora poco conosciuti. Appassionata di fumetti e toys di ogni epoca e tipo, è ormai ossessionata da Instagram e Facebook, al punto di averne fatto una semiprofessione. Nel campo delle arti visive predilige il mondo del figurativo e ha un debole per gli anni '80 e il suo universo di immagini trash, ipercolorate e molto spesso kawaii. Per il futuro confida di disintossicarsi dalla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (di recente acuita da New York) e da quella dell'Analisi Semiotica.