Morto a Napoli il grande caravaggista Vincenzo Pacelli. Fu lui ad attribuire al genio lombardo la sua ultima opera, il Martirio di Sant’Orsola

Oltre trenta anni, dedicati allo studio di un anno. E quasi interamente a un solo artista, un solo anno di un solo artista. L’ultimo anno di vita di Caravaggio: uno dei momenti – del resto – che hanno fatto scaturire i più copiosi fiumi di inchiostro dalle penne di storici e studiosi di ogni epoca. […]

Vincenzo Pacelli

Oltre trenta anni, dedicati allo studio di un anno. E quasi interamente a un solo artista, un solo anno di un solo artista. L’ultimo anno di vita di Caravaggio: uno dei momenti – del resto – che hanno fatto scaturire i più copiosi fiumi di inchiostro dalle penne di storici e studiosi di ogni epoca. Uno dei più attivi era proprio lui, Vincenzo Pacelli, Professore all’Università Federico II di Napoli, grande esperto pittura napoletana del Seicento, ma ancor prima di Michelangelo Merisi. Era, perché Pacelli, nato a San Salvatore Telesino – nel beneventano – nel 1939, è scomparso nei giorni scorsi a Napoli, senza avere il tempo di valorizzare in pieno il suo ultimo, ponderoso studio, Caravaggio tra arte e scienza (2012), summa delle ricerche da lui dedicate al grande pittore lombardo.

Il Martirio di Sant’Orsola, di Caravaggio
Il Martirio di Sant’Orsola, di Caravaggio

Ma la sua missione era quella di svelare tutto di quell’anno cruciale, fra il 1609 e il 1610, le ultime opere dell’artista e la sua rocambolesca scomparsa. Aveva iniziato presto, nel 1980, con il saggio monografico che attribuì a Caravaggio il Martirio di Sant’Orsola della collezione Intesa San Paolo, opera conservata presso la galleria di palazzo Zevallos a Napoli, realizzata nel 1610, poco prima della morte, e ritenuta la sua ultima. Ma il saggio di maggior successo, L’ultimo Caravaggio (Ediart), Pacelli lo pubblicò nel 1994, seguito da due riedizioni, nel ’95 e nel 2002. Lo studioso non mancò di entrare anche nelle polemiche più accese e magari meno accademiche, come quelle legate alla morte del grande artista, sostenendo la tesi di un corpo da cercare non a Porto Ercole, come preteso dalla storiografia, ma a Ladispoli.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.