Lorenzo Benedetti sarà il nuovo direttore del de Appel Centre di Amsterdam. Nuovo riconoscimento dall’Olanda, che gli ha affidato anche il padiglione nazionale alla Biennale di Venezia 2013

Ricapitoliamo: in Italia musei e centri d’arte spesso stazionano per mesi – quasi per anni – in attesa di capire quale strada imboccare, anche a livello di direzione. Basti citare il Macro, o il Castello di Rivoli. Altri giustamente, anzi virtuosamente, si affidano a grandi personaggi internazionali: l’Hangar Bicocca a Vicente Todolì, il futuro Museo […]

Lorenzo Benedetti

Ricapitoliamo: in Italia musei e centri d’arte spesso stazionano per mesi – quasi per anni – in attesa di capire quale strada imboccare, anche a livello di direzione. Basti citare il Macro, o il Castello di Rivoli. Altri giustamente, anzi virtuosamente, si affidano a grandi personaggi internazionali: l’Hangar Bicocca a Vicente Todolì, il futuro Museo delle Culture – sempre a Milano – a Okwui Enwezor. E ai critici/curatori italiani, quale panorama si presenta davanti? Abbastanza desolante, e infatti gli stessi vanno a cercar fortuna fuori dai confini patrii. I nomi? Li abbiamo fatti mille volte, ma non ci stanchiamo di ricordarli, protagonisti di una generazione particolarmente apprezzata: Francesco Manacorda, Lorenzo Fusi, Alfredo Cramerotti, Chiara Parisi, Luigi Fassi, Francesco Stocchi, Mario Codognato, e magari qualcuno ci sfugge.
Manca Lorenzo Benedetti all’elenco? No, lui merita una menzione centrale: visto che – è notizia di oggi, che possiamo anticipare – l’ormai ex direttore del Vleeshal di Middelburg dal 2008, sarà il nuovo direttore del prestigioso de Appel Arts Centre, di Amsterdam. Succederà ad Ann Demeester, recentemente chiamata alla guida del Frans Halsmuseum di De Hallen. Oltre alla già consolidata esperienza internazionale, a favore del curatore romano – in carica dal 1 Giugno 2014 – ha certamente giocato la curatela del padiglione olandese alla Biennale di Venezia 2013, con il successo della mostra di Mark Manders. Nel curriculum di Benedetti anche il ruolo di capo curatore al museo MARTa Herford, in Germania, e come guest curator alla Kunsthalle di Mulhouse, in Francia. Nel 2005 ha fondato il Sound Art Museum, dedicato al suono nelle arti visive.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Ho in mente l’immagine di un esperto, Ludovico Pratesi, che infuriato, rosso in viso indica il problema che assilla il sistema dell’arte contemporanea in italia: la politica, tutto è in mano alla politica.

    L’associazione musei AMACI viene sistematicamente ignorata dalla politica, i musei per il contemporaneo in Italia sembrano grandi insegne vuote il cui unico scopo è dimostrare la modernità del contesto di appartenenza; le mostre d’altronde sono di una noiosità mostruosa, e anche ai più esperti sembrano semplici agglomerati di opere minori, riunite alla minore spesa, e spesso prese da collezioni private.

    Il vero problema Pratesi lo aveva davanti, nel suo talk al museo Maxxi: una platea di poche persone, formata solo da addetti ai lavori. L’arte contemporanea deve ritrovare le ragioni e le motivazioni dell’ opera d’arte, diversamente possiamo chiudere musei e seppellire l’arte contemporanea. Non importa se quei 4 gatti di addetti ai lavori pensano di avere chiare queste ragioni. Anzi. Cerchiamo di distruggere Boetti, o Fontana, o Manzoni; cerchiamo di ridimensionare crocifissi-opera che sono dogmi interessanti solo per uno sparuto manipolo di addetti ai lavori. Ma guardiano anche ai giovani artisti, capaci solo di remixare il già noto, possibilmente pescando dal fast food della storia e della citazione facile. Sosteniamo il vuoto dell’arte italiana dopo il fenomeno burlesco ( e questo dice molto) di Maurizio Cattelan che compie quest’anno 54 anni. Gli ultimi padiglioni italia erano calderoni caotici, senza personalità, e il più significativo rispetto ad una sovrapproduzione di progetti che viviamo ogni giorno, è stato sicuramente quello vuoto di Sgarbi.

    Ritrovare le ragioni dell’opera significa ritrovare il pubblico e quindi anche la politica e il settore privato. Ma gli esperti italiani sembrano incapaci, spesso impauriti dalla ricerca di un pubblico vero, che sarebbe anche un giudizio adulto e vero; si fanno laboratori per bambini; si vogliono i soldi della politica, degli italiani, per grazia ricevuta, perchè “è giusto così, lo fanno all’estero e l’arte contemporanea ci renderebbe tutti più colti, sofisticati e buoni”. Stronzate. L’ arte spesso in Italia è il rifugio dei mediocri, perché c’ è la pretesa assurda che in questa disciplina tutto possa andare bene. Cosa che non avviene per alcuna disciplina. O meglio, ogni cosa va bene perchè è comunque significativa. Ma bisogna mettere in relazione questo “cosa” rispetto alle intenzioni di chi lo ha pensato e rispetto al contesto per cui è stato pensato.

    L’arte invece, l’arte contemporanea come disciplina per gestire tutto, anche l’arte antica, sarebbe una grande opportunità perché come cerco di spiegare anche sull’ ultimo numero di Artribune Magazine, tale disciplina presiede e sarebbe in grado di presiedere ogni altro ambito e disciplina umani.

    Da pochi anni la sovraproduzione di opere, progetti e artisti ha reso necessaria la figura del curatore, come qualcuno che potesse risolvere il caos. Un super artista che come un regista, assembla opere e artisti come fossero sfumature di colore su una tavolozza. Davanti a migliaia di standard il curatore, con la sua selezione, permette di fare le differenze ed esaudire la committenza. Ma se gli artisti sono sfumature standard e il curatore è solo una figura che avvicina le opere, abbiamo sostanzialmente un vuoto. L’opera tende a non esistere.