La carica dei venticinque: tanti sono gli italiani in corsa per i Sony World Photography Awards, arrivati alla loro settima edizione. Ecco le loro immagini, passando dai ritratti di Anna Di Prospero alle nature morte di Matteo Mezzadri…

Ai nastri di partenza si sono presentati in quasi 140mila, numero mai visto nelle sei precedenti edizioni di un concorso sempre più ambito. Di tanti ne restano poche decine, venticinque sono italiani: pubblicata la shortlist dei finalisti che si contenderanno a Londra, nelle prossime settimane, i Sony World Photography Awards. A metà marzo è prevista […]

AbstrActure, Sandro Tedde © Sandro Tedde, Sony World Photography Awards

Ai nastri di partenza si sono presentati in quasi 140mila, numero mai visto nelle sei precedenti edizioni di un concorso sempre più ambito. Di tanti ne restano poche decine, venticinque sono italiani: pubblicata la shortlist dei finalisti che si contenderanno a Londra, nelle prossime settimane, i Sony World Photography Awards. A metà marzo è prevista l’aggiudicazione dei premi nella sezione Open (si corre per kit professionali Sony), il 30 aprile – nel corso dell’ormai tradizionale serata di gala – si arriverà alla consegna degli ambiti Iris d’Or riservati ai professionisti dello scatto, con bora da 25mila dollari in palio per il primo classificato. Sedici le categorie ad essere menzionate, dal ritratto alla natura morta, con la nuova infornata di fotografi italiani a cercare di emulare i successi di Tommaso Ausili (vincitore assoluto nel 2010) e dei vari Valerio Bispuri, Myriam Meloni (che ci riprova quest’anno con una toccante serie dedicata alla condizione dei figli degli emigranti moldavi) e Alice Caputo, premiati nel corso della passata edizione.
Nella fotogallery le prove che sono valse ai venticinque italiani l’accesso alle fasi finali: si passa dalle enigmatiche atmosfere ovattate che accompagnano i dolenti ritratti della giovane Anna Di Prospero ai paesaggi effettati di Angelo Abate, scorrendo attraverso le statue di cera di Fabrizio Cestari, gli ex-manicomi di Jean-Marc Caimi e le nature morte di Matteo Mezzadri

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • masa

    viva l’hdr, i colori saturi, gli obbiettivi ultragrandangolari. viva i fotografi della domenica, i fotoamatori evoluti.

    • emilio ferlitino

      fosse per te non avrebbero dovuto inventare neanche il grammofono.

      • masa

        fosse per me userei la testa prima di una macchina fotografica. qui il problema non è tecnologico ma di linguaggio. se per te questa è Fotografia abbiamo poco di cui discutere.

    • Simone

      Per fortuna ci sono fotografi professionisti italiani come te masa, che sicuramente sai ben giudicare, criticare e commentare chi sicuramente ha fatto, scattato, pubblicato e lavorato molto meno di te immagino. Fior fiore della fotografia italiana tu, no?